Quando le grandi squadre crollano nel calcio professionistico, le cause sono sempre diverse: gestione disastrosa dei conti, scandali, decisioni sbagliate o semplicemente un momento di forma terribile. Ma cosa succederebbe se una corazzata come il Tottenham, con il suo stadio all'avanguardia e il suo centro di allenamento d'eccellenza, finisse per retrocedere? Sarebbe probabilmente lo shock più incredibile della storia della Premier League.

Proprio per questo motivo, vale la pena ripercorrere le retrocessioni più sorprendenti da quando il campionato inglese ha assunto la sua forma moderna nel 1992. Il Nottingham Forest rappresenta forse il caso più emblematico: squadra che aveva vinto il titolo nazionale e conquistato due Coppe Europei consecutive, si ritrovò relegata alla fine della stagione 1992-93 con appena 40 punti e un 22esimo posto in classifica. L'addio di Teddy Sheringham al Tottenham e la partenza di Des Walker verso la Sampdoria indebolirono significativamente gli uomini di Brian Clough. Nonostante la presenza di Roy Keane, allora giovane e talentuoso centrocampista irlandese nominato nella squadra dell'anno della PFA, non bastò a salvare quella che era stata una dinastia: il ventennio di dominio di Clough al City Ground terminò così, drammaticamente, tra le retrocessioni.

Venti anni dopo, il 2012-13 rappresentò un'annata particolarmente crudele. Il Queens Park Rangers andò giù in quella stagione, ma la loro storia di declino era iniziata ben prima. I Rangers, tornati da poco in Premier League, avevano deciso di puntare su una strategia di investimenti massicci su calciatori affermati: arrivarono Park Ji-Sung dal Manchester United, Jose Bosingwa dal Chelsea, il portiere brasiliano Julio Cesar dall'Inter. Inoltre, il club mise sotto contratto l'ex centrocampista della Real Madrid Esteban Granero, il difensore Christopher Samba dall'Anzhi e l'attaccante Loic Remy dal Marsiglia. Eppure, nonostante il monte ingaggi, i risultati non arrivarono: solo quattro vittorie in campionato, il cambio in panchina da Mark Hughes a Harry Redknapp e infine la retrocessione dal 20esimo posto con soli 25 punti.

La stessa stagione vide il Wigan Athletic precipitare, ma con una particolarità che lo rese un caso quasi unico nel calcio moderno. La squadra di Roberto Martinez scese in campo con il 18esimo posto e 36 punti, ma appena quattro giorni prima aveva vinto la Coppa d'Inghilterra ai danni del Manchester City grazie a un gol di testa di Ben Watson al 91esimo minuto a Wembley. Il contrasto tra il trionfo nella finale di coppa e la retrocessione a livello nazionale rappresentò un episodio straordinario: gli otto anni consecutivi in massima serie del Wigan si conclusero con una sconfitta inevitabile dell'Arsenal. Lo stesso Martinez, che non aveva mai immaginato di affrontare una retrocessione, si trovò a celebrare con una parata in autobus nella sua città, circondato dai tifosi bianconeri, nonostante il risultato sportivo negativo.