La candidatura di Alessandro Bastoni alla Rosa Camuna, prestigioso riconoscimento assegnato a chi dimostra correttezza sportiva, genera una riflessione critica sul calcio contemporaneo. Il difensore nerazzurro si trova coinvolto in una controversia che va ben oltre il merito personale dell'atleta.

Secondo quanto riportato, la motivazione della candidatura enfatizza l'"atteggiamento non scontato e non comune" del giocatore, sottolineando il suo rispetto verso il gioco, gli avversari e i tifosi. Tuttavia, questa stessa motivazione nasconde un problema più profondo: elevare al rango di straordinario un comportamento che dovrebbe essere la norma in qualsiasi sport.

La questione sollevata è provocatoria e importante. In uno sport dove la simulazione e l'atteggiamento scorrretto sono diventati pratiche diffuse, chiedere scusa per un errore viene trattato come un'eccezione meritevole di premio. Questo ribaltamento dei valori fotografa efficacemente lo stato di salute del calcio italiano e internazionale. Se la correttezza diventa straordinaria, significa che l'ordinario è diventato la scorrettezza.

Per Bastoni, l'ideale sarebbe rifiutare il riconoscimento e proseguire il suo percorso senza essere trasformato nel simbolo sacrificale di una crisi morale più ampia. Ha già dimostrato di aver compreso la lezione; ulteriori enfatizzazioni non farebbero che sublimarlo ingiustamente, quando in realtà dovrebbe semplicemente scomparire dalla cronaca per essere uno tra tanti atleti corretti.

La vera responsabilità ricade sugli arbitri. Il sistema arbitrale e il VAR devono garantire punizioni serie a chi simula, restituendo al gioco la sua integrità naturale. Solo così, comportamenti corretti torneranno a essere la regola e non l'eccezione da premiare.