Simone Inzaghi, ex tecnico dell'Inter e attuale guida dell'Al Hilal, ha rilasciato una lunga intervista alla Gazzetta dello Sport, affrontando temi scottanti che scuotono il panorama calcistico italiano. L'allenatore piacentino si è detto profondamente turbato dalle recenti evoluzioni dell'inchiesta riguardante il settore arbitrale, sottolineando come la sua Inter sia stata la principale vittima di decisioni controverse durante la scorsa stagione. Inzaghi ha voluto mettere in chiaro che, contrariamente a certe ricostruzioni mediatiche, il club nerazzurro ha subito danni tangibili che hanno influenzato direttamente la corsa al titolo e la conquista di altri trofei nazionali, rendendo il clima attorno alla squadra estremamente pesante in un'annata che ha definito come sfortunata.
Entrando nel dettaglio delle sue recriminazioni, l'ex allenatore nerazzurro ha evidenziato come la perdita dello scudetto per un solo punto rappresenti una ferita ancora aperta e difficile da rimarginare per tutto l'ambiente. «L'inchiesta mi ha lasciato senza parole: l'Inter ha lasciato per strada numerosi punti a causa di sviste arbitrali evidenti, sia in campionato che in Supercoppa», ha dichiarato Inzaghi, respingendo con forza l'idea di una presunta protezione verso il suo ex club. Secondo il tecnico, parlare di una macchinazione a favore dei nerazzurri è assurdo, considerando che la stagione è stata segnata da episodi sfavorevoli che hanno compromesso un percorso altrimenti trionfale, pur riconoscendo sportivamente i meriti del Napoli vincitore dello scudetto.
Il tecnico ha poi difeso con orgoglio le scelte strategiche compiute durante il suo quadriennio a Milano, in particolare la gestione delle energie tra le competizioni europee e quelle domestiche. Inzaghi ha ribadito di non avere rimpianti per aver inseguito il sogno del triplete, nonostante l'enorme sforzo fisico richiesto ai suoi uomini, che hanno disputato ben ventitré partite in più rispetto ai rivali partenopei. «L'Inter ha l'obbligo morale di competere su ogni fronte fino alla fine», ha spiegato, ricordando con emozione le notti magiche vissute contro colossi come il Bayern Monaco e il Barcellona, che a suo avviso valgono quanto un trofeo in bacheca per il prestigio internazionale restituito alla società e la crescita del brand a livello globale.
Un passaggio fondamentale dell'intervista ha riguardato la dolorosa finale di Monaco contro il Paris Saint-Germain, dove l'Inter è apparsa svuotata e priva della solita brillantezza tattica che l'aveva contraddistinta. Inzaghi ha analizzato lucidamente quella sconfitta, attribuendola a un crollo verticale delle energie mentali e fisiche, esacerbato dalla delusione per il campionato sfumato poche settimane prima. La squadra, secondo il tecnico, ha risentito di un calo di autostima che ha permesso ai parigini di dominare l'incontro, sfruttando una maggiore freschezza atletica. Nonostante il rammarico per l'epilogo, Inzaghi ha voluto proteggere il gruppo da ogni critica, assumendosi la piena responsabilità delle scelte ma lodando l'impegno costante dei suoi calciatori.
Infine, l'allenatore ha toccato temi legati a singoli elementi della rosa, come Federico Dimarco e il nuovo innesto Piotr Zielinski, cercando di fare chiarezza sulle voci di mercato e sulle dinamiche interne allo spogliatoio. Inzaghi ha rivendicato con forza il merito di aver valorizzato talenti che oggi rappresentano colonne portanti della squadra, sottolineando come il suo lavoro abbia gettato basi solide per il futuro del club. Pur accettando le critiche personali, ha chiesto rispetto per un gruppo di lavoro che ha raggiunto due finali di Champions League in pochi anni, un traguardo che testimonia la crescita esponenziale di un progetto tecnico che lui stesso ha guidato con dedizione prima della sua nuova avventura professionale in Arabia Saudita.

















