Un grido d'allarme arriva dal calcio europeo. Le leghe minori del continente hanno lanciato un appello ufficiale per rivedere completamente il sistema di distribuzione dei premi nelle competizioni europee, denunciando uno squilibrio che minaccia l'equilibrio competitivo interno ai vari campionati nazionali.
I numeri raccontano una storia sconfortante: su 2,437 miliardi di euro complessivi destinati ai club europei, ben 2,437 milioni vanno ai soli 36 partecipanti della Champions League, equivalenti al 74% del totale. In proporzione inversa, tutti gli altri club che non partecipano a competizioni internazionali devono dividersi appena 308 milioni di euro, il 7% della torta. Uno squilibrio che crea una polarizzazione crescente tra i colossi continentali e il resto del calcio europeo.
Claudius Schafer, presidente di European Leagues, ha definito la situazione un'«emergenza urgente» che rischia di diventare «insuperabile» in molti campionati, ammettendo che in alcuni casi lo sia già diventata. Lo testimonia il caso della Bulgaria, dove il Ludogorets ha dominato incontrastato vincendo 14 titoli consecutivi. Alberto Colombo, segretario generale di European Leagues, è stato ancora più diretto: «Non bastano piccoli ritocchi alla percentuale di solidarietà. Serve un cambiamento sostanziale, se non radicale, nel modo in cui i ricavi delle competizioni internazionali vengono distribuiti. È l'unico modo per preservare l'ecosistema del calcio europeo».
Il meccanismo attuale privilegia ulteriormente i ricchi: il 35% dei premi della Champions League è assegnato sulla base della «value pillar», che premia le squadre storicamente vincenti e quelle con diritti televisivi più redditizi. Un sistema che crea un circolo vizioso dove chi già ha vince ancora di più.
Le trattative per il ciclo 2027-2031 sono attualmente in corso, ma i margini di manovra potrebbero essere stretti. Schafer ha lanciato un avvertimento alla UEFA ricordandole che la solidarietà è uno dei pilastri fondamentali dei suoi statuti, e che ignorare il problema comporterebbe conseguenze disastrose per l'equilibrio del calcio continentale. La vera sfida sarà convincere i grandi club, che dall'attuale sistema traggono enormi vantaggi, ad accettare una redistribuzione dei premi.

















