Il Manchester City esce definitivamente dalla Champions League dopo il pesante 3-0 rimediato mercoledì scorso contro il Real Madrid all'Etihad. Una sconfitta che riaccende i riflettori su una questione tattica che non è nuova per Pep Guardiola: come rendere al massimo il potenziale offensivo di Erling Haaland. Il tecnico catalano aveva optato per un 4-2-2-2 apparentemente pensato per sopraffare gli spagnoli con il predominio della velocità sulle fasce, in particolare sulla destra dove Trent Alexander-Arnold avrebbe dovuto soffrire gli attacchi del Manchester City. La missione era arrivare sul fondo e crossare per il numero 9 norvegese.

Savinho, Antoine Semenyo e Jérémy Doku erano stati schierati come ali per dare ampiezza e dinamismo all'attacco, ma il piano si è rivelato fragile già nel primo tempo. Quando gli attaccanti del City hanno trovato spazi lungo le fasce, i loro cross sono finiti nel vuoto piuttosto che nei piedi di Haaland. Questo genere di imprecisione è impietoso a questi livelli: al 42esimo minuto Federico Valverde aveva già incassato la sua tripletta e la gara era praticamente finita. Lo stesso Doku ha riconosciuto il problema nel post-gara: «In queste partite devi sfruttare le occasioni che crei. Loro invece aspettavano i nostri errori per colpire in ripartenza. Sono una squadra forte nella transizione».

I numeri di Haaland in questa stagione rimangono complessivamente impressionanti: 29 gol in 40 presenze con il City, sette in nove partite di Champions. Tuttavia, negli ultimi tempi il norvegese ha rallentato: solo quattro reti negli ultimi 14 incontri, due delle quali su calcio di rigore. Una statistica che preoccupa e che spiega le scelte recenti di Guardiola di affiancarlo con Semenyo o Omar Marmoush in attacco. A livello più ampio, i dati sono interessanti: in Premier League, il City ha una percentuale di vittorie del 65% quando Haaland gioca (in 125 presenze), ma sale al 78% quando non lo schiera. In Champions League il trend è simile: 58% di successi con lui in campo (38 partite) e 50% senza (quattro incontri). Sebbene il campione sia ridotto nel secondo caso, questi numeri illustrano la complessità nel gestire il talento del classe 2000.

La decisione di inserire Savinho in formazione contro Madrid ha sorpreso molti osservatori. Il 21enne brasiliano non è una priorità per Guardiola e la sua inconsistenza spesso delude l'allenatore. Il fatto che possa essere ceduto nella prossima finestra di mercato rende ancora più insolita la sua titolarità, sebbene sabato scorso abbia segnato nella vittoria in FA Cup contro il Newcastle (3-1). La sua ultima apparizione da titolare risaliva al pareggio senza reti a Sunderland del primo gennaio. Le scelte di Guardiola riflettono il tentativo di trovare soluzioni creative, ma la disfatta di Madrid evidenzia come la ricerca della soluzione perfetta sia ancora lungi dall'essere risolta.