Clyde Best non ha avuto dubbi. A 17 anni, nel 1968, lasciò Bermuda per raggiungere l'Inghilterra e tentare una prova con il West Ham. Niente paura, niente nostalgia: il giovane vedeva solo un'opportunità. Prima di partire, ricevette un consiglio destinato a segnare tutta la sua carriera. "Mio padre mi disse: quando vai in Inghilterra, non giochi per te stesso, ma per coloro che verranno dopo di te", racconta Best oggi, a 75 anni. "Ho sempre saputo che avevo una responsabilità, dovevo comportarmi in un certo modo. Non avrei fatto nulla di stupido per rovinare tutto". Suo padre era un ufficiale della marina che successivamente divenne vice commissario del servizio penitenziario bermudiano.
Oggi Best vive a Bermuda, ma è tornato a Londra per promuovere un documentario che celebra la sua straordinaria storia: "Transforming the Beautiful Game: The Clyde Best Story", realizzato dal regista Dan Egan, amico di lunga data. Il film raccoglie testimonianze di calciatori neri che hanno riconosciuto l'impatto rivoluzionario dell'ex attaccante del West Ham. È toccante ascoltare Ian Wright spiegare come indossasse la maglia numero 8 all'Arsenal proprio in omaggio a Best. Viv Anderson, storico difensore dell'Inghilterra, ricorda l'emozione di aver visto il bermudiano in televisione durante l'infanzia.
Best non si era mai vantato delle sue qualità calcistiche, preferendo lasciare che fosse il campo a parlare. Aveva coltivato il sogno di giocare per il West Ham dopo aver visto i Hammers vincere la Coppa d'Inghilterra nel 1964 contro il Preston. Prima del grande salto europeo, aveva accumulato esperienza nei club bermudiani Ireland Rangers e Somerset Trojans, dove si era misurato con giocatori tosti in partite fisiche e spesso aveva prevalso. A 15 anni era già internazionale con Bermuda, e aveva partecipato ai Giochi Panamericani del 1967 dove la sua nazionale aveva terminato seconda. Fu il ct Graham Adams a raccomandarlo a Ron Greenwood, allora manager del West Ham.
L'inizio londinese non fu dei più agevoli. Quando sbarcò in Inghilterra, nessuno era lì ad accoglierlo. Disorientato, salì sulla metropolitana e si diresse verso la stazione di West Ham, credendo erroneamente fosse vicina allo stadio di Upton Park. Per fortuna un passante si accorse di lui e lo indirizzò verso una famiglia le cui due figli giocavano per i Hammers: John Charles, primo calciatore nero a rappresentare l'Inghilterra a livello giovanile, e suo fratello Clive.
Despite the challenges and obstacles he encountered, Best rose to prominence and made an indelible mark on English football. Though his career unfolded amid adversity and racial prejudice, his talent and professionalism transformed perspectives within the sport. The documentary testament stands as evidence of how one individual's determination and measured conduct can inspire generations and alter the trajectory of football itself.

















