È il quinto capitolo di un incubo ricorrente. Il Real Madrid ha eliminato il Manchester City di Pep Guardiola dalla Champions League per il quinto anno consecutivo, trascinando i Citizens verso un'altra dolorosa uscita dalla principale competizione europea. La debacle arrivata mercoledì sera al Bernabéu porta il sigillo dei numeri: 3-0, la sconfitta più pesante mai subita da Guardiola sulla panchina di Manchester.

L'allenatore catalano ha raggiunto un sinistro traguardo: quella contro il Real era la sua 50esima sfida in questa competizione da giocatore e da allenatore, un compleanno tutt'altro che felice. A peggiorare il quadro, i madrileni hanno liquidato i Citizens ancora prima dell'intervallo, con i tre gol firmati da Fédéric Valverde al 23esimo minuto. Non è stato neanche necessario attendere il ritorno: il passaggio agli ottavi sembra già scritto.

Alla base del disastro tattico, come riconosciuto dallo stesso Guardiola negli spogliatoi, c'è stata una scelta di formazione azzardata e, alla fine, controproducente. Il tecnico ha optato per un attacco a tre punte in un assetto 4-2-3-1, privandosi della solidità mediana che sarebbe stata essenziale. Cosa ancora più critica, ha rinunciato a una terza mezzala, affidandosi soltanto a due giocatori centrali a centrocampo quando il Real si presentava già decimate dagli infortuni e affidata a un allenatore esordiente come Álvaro Arbeloa. Il City era favorito sulla carta, avendo già vinto nella capitale spagnola in questa stagione, e probabilmente Guardiola ha sottovalutato l'avversario.

Una scelta motivata forse da una nuova visione tattica del tecnico, che negli ultimi anni ha privilegiato i calciatori più fisici e la capacità di transizione rispetto alla presenza tecnica nel baricentro del campo. Paradossalmente, il manager che ha costruito la sua reputazione sull'importanza del centrocampo è stato tradito dalla propria evoluzione tattica. Un'ironia amara che Costa il tecnico catalano caro: quando al 45esimo Savinho è stato sostituito e Tijjani Reijnders è entrato in campo, era ormai troppo tardi per correggere una partita già compromessa.

Gli interrogativi ora si moltiplicano. Il Real Madrid, grazie a Carlo Ancelotti, rimane l'avversario più ostico per Guardiola: nessun'altra squadra lo ha eliminato dalla Champions con così frequenza. E mentre per i Cittadini svanisce il sogno del quadruple, trasformandosi in un più modesto triplete, cresce la consapevolezza che la quarta stella europea potrebbe restare ancora a lungo un miraggio impossibile per l'allenatore del Manchester City.