La sfida tra Como e Roma rappresenta uno snodo cruciale nella lotta europea delle due squadre, e Cesc Fabregas lo sa bene. Il manager spagnolo ha trasformato la compagine lariana in una realtà temibile, capace di competere con chiunque, e ora si ritrova dinanzi a un esame particolarmente impegnativo: affrontare i giallorossi e il loro allenatore Gian Piero Gasperini, maestro di calcio offensivo e rigoroso nelle marcature individuali.

Secondo le valutazioni tecniche, la partita di domenica sarà decisa principalmente su quello che accadrà sulle fasce laterali, zona dove il Como ha costruito gran parte del proprio sviluppo stagionale. Fabregas deve dunque risolvere il primo dilemma: continuare con una linea difensiva a quattro o passare a una retroguardia a tre per meglio contenere le iniziative romaniste. Qualora optasse per il primo sistema, sulla fascia destra potrebbe schierare Smolcic, centrale croato esperto nella fase di copertura, con Diao pronto a fare da esterno offensivo sulla medesima corsia. L'ala veloce e diretta potrebbe tornare titolare dopo essere stata gestita con cautela negli ultimi impegni. Sul versante opposto, un asse interessante sarebbe quello composto da Valle, terzino sinistro dotato di continua spinta propulsiva, e Jesus Rodriguez, esterno capace di alternare giocate in ampiezza con tagli centrali di buona qualità.

L'alternativa tattica rimane però una difesa a tre, soluzione già utilizzata da Fabregas in occasioni di grande peso specifico. Con questo assetto, il Como potrebbe contare su una struttura più duttile e fluida. I laterali Van der Brempt e Vojvoda avrebbero il compito di coprire tutta la fascia, fornendo sia protezione che spinta offensiva. L'attacco cambierebbe fisionomia: niente più una rigida linea di trequartisti, bensì un reparto mobile e senza riferimenti fissi, dove elementi come Nico Paz, il trequartista argentino di tecnica raffinata, Baturina, regista croato versatile e creativo, e Caqueret, mediano francese abile nel connettere il gioco, si scambierebbero gli incarichi nella zona nevralgica del campo. L'obiettivo di questa scelta sarebbe privare la Roma di bersagli precisi contro i quali applicare la propria pressione aggressiva, tentando al contempo di sorprenderla negli spazi più vulnerabili.