L'eliminazione dell'Atalanta dalla Coppa Italia per mano della Lazio ha lasciato uno strascico di polemiche che difficilmente si placherà nelle prossime ore. Al termine di una sfida estenuante, durata oltre centoventi minuti e decisa soltanto ai calci di rigore nella serata del 23 aprile 2026, il clima a Bergamo è diventato rovente non per il solo risultato del campo, ma per le decisioni arbitrali che hanno pesantemente condizionato l'andamento del match. Luca Percassi, amministratore delegato del club orobico, si è presentato davanti ai microfoni visibilmente scosso e furioso, definendo quanto accaduto come un episodio di inaudita gravità che penalizza ingiustamente una società e una tifoseria che avevano sognato l'approdo in finale fino all'ultimo istante di gioco.

Il dirigente nerazzurro ha espresso tutto il suo sdegno per l'operato del direttore di gara Colombo, giudicando la sua prestazione come totalmente inadeguata per un palcoscenico così prestigioso come una semifinale nazionale. Secondo Percassi, nonostante la squadra abbia offerto una prova di altissimo livello tecnico e agonistico, supportata da un pubblico straordinario che ha dimostrato ancora una volta il valore della piazza di Bergamo, il lavoro dei giocatori è stato vanificato da una gestione dei fischietti definita incomprensibile. L'amministratore delegato ha sottolineato come la direzione di gara sia stata pessima sotto ogni punto di vista, non limitandosi a un singolo episodio ma criticando un atteggiamento generale che ha innervosito l'ambiente bergamasco per tutta la durata dell'incontro.

Il punto focale della contestazione riguarda l'annullamento della rete siglata da Ederson, un momento che avrebbe potuto cambiare radicalmente l'inerzia della sfida e il destino della qualificazione. Percassi ha contestato duramente la decisione di ravvisare un fallo di Krstovic su Motta, sostenendo con forza che l'attaccante avesse anticipato in modo netto e pulito il portiere avversario prima della conclusione. La lunga revisione al monitor, durata quasi cinque minuti, è stata definita dal dirigente come un paradosso inaccettabile: nonostante l'ausilio tecnologico del VAR, non si è riusciti a giungere a una decisione corretta, lasciando l'Atalanta con la sensazione di aver subito un torto palese in una dinamica di gioco che appariva regolare a chiunque fosse presente allo stadio.

Oltre al gol annullato, la dirigenza orobica ha puntato il dito su un presunto tocco di mano di Gila all'interno dell'area di rigore, non sanzionato nonostante il braccio fosse apparso largo durante la dinamica di un cross pericoloso. Questo episodio ha riaperto una ferita mai del tutto rimarginata nel cuore dei tifosi atalantini, ovvero quella relativa alla finale di Coppa Italia del 2019 contro la stessa Lazio, quando un celebre fallo di mano di Bastos non fu punito. Percassi ha ribadito che, con gli strumenti tecnologici attualmente a disposizione degli arbitri, è inaccettabile commettere errori di tale portata che influenzano direttamente l'esito di una competizione, rendendo vani gli investimenti e i sacrifici di un'intera stagione sportiva.

Infine, l'analisi del dirigente si è spostata sull'andamento complessivo della gara, evidenziando una supremazia territoriale dell'Atalanta che non è stata premiata dal punteggio finale. Mentre la Lazio è riuscita a strappare il pass per la finale con un unico tiro in porta nell'arco dell'intero incontro, la Dea ha creato una mole impressionante di occasioni da rete, senza però riuscire a concretizzare il vantaggio decisivo a causa di quella che è stata definita una conduzione arbitrale punitiva. Questo rammarico, unito alla frustrazione per una serie di falli fischiati a senso unico, ha lasciato un sapore amaro in tutta la comunità bergamasca, che si sente privata della possibilità di giocarsi un trofeo storico a causa di valutazioni che Percassi non ha esitato a definire prive di ogni logica sportiva.