La sconfitta interna contro la Lazio ha rappresentato un vero e proprio terremoto per il Napoli di Antonio Conte, interrompendo bruscamente un'imbattibilità casalinga allo stadio Diego Armando Maradona che durava da ben ventisei partite consecutive. Questo passo falso non è stato soltanto un incidente di percorso, ma la settima caduta in un campionato che vede i campioni d'Italia uscenti faticare oltre ogni previsione. Il crollo contro i biancocelesti ha messo a nudo fragilità strutturali che sembravano superate, chiudendo di fatto la striscia positiva più lunga tra i cinque maggiori campionati europei e obbligando la dirigenza e lo staff tecnico a una profonda riflessione interna sulla gestione del gruppo in questo finale di stagione.

Con soli cinque turni ancora da disputare, la tabella di marcia per la qualificazione alla prossima Champions League si fa impervia: i partenopei necessitano di almeno otto punti per garantirsi l'aritmetica certezza del piazzamento europeo. Il calendario metterà il Napoli di fronte a sfide apparentemente abbordabili contro squadre in lotta per la salvezza, come la Cremonese e il Pisa, ma la prestazione offerta nell'ultimo turno ha sollevato dubbi sulla tenuta mentale della rosa. Antonio Conte, dopo un'attenta autoanalisi e aver ascoltato le parole di leader dello spogliatoio come Leonardo Spinazzola, è consapevole che senza un cambio di rotta immediato anche le partite contro le compagini meno blasonate potrebbero trasformarsi in trappole pericolose per il futuro del club.

Il principale imputato di questa flessione è il sistema tattico che vedeva protagonisti i cosiddetti "Fab Four", un assetto che prevedeva Scott McTominay e Kevin De Bruyne ad agire alle spalle dell'unica punta Rasmus Hojlund, supportati dalla diga mediana composta da Frank Anguissa e Stanislav Lobotka. I numeri sono impietosi: contro la Lazio la squadra non è riuscita a produrre nemmeno un tiro nello specchio della porta, un dato negativo che non si registrava tra le mura amiche da oltre vent'anni. La condizione fisica di De Bruyne, apparso impreciso dopo il lungo stop, e l'appannamento di Anguissa hanno reso la manovra lenta e prevedibile, spingendo l'allenatore salentino a considerare il definitivo accantonamento di questo esperimento tattico che non ha mai convinto pienamente, nemmeno nelle precedenti uscite contro Milan e Parma.

Per uscire da questo vicolo cieco, Conte sembra intenzionato a rimescolare le carte affidando le chiavi dell'attacco all'estro di Alisson Santos, uno dei pochi a salvarsi nel naufragio collettivo insieme a Matteo Politano. L'obiettivo è ridare imprevedibilità a un reparto offensivo che sembra aver smarrito la bussola proprio nel momento cruciale della stagione, quando il pareggio di Parma ha spento definitivamente le residue speranze di riconferma del titolo nazionale. La ripresa degli allenamenti segnerà l'inizio di una nuova fase, in cui la motivazione psicologica e la solidità difensiva torneranno a essere i pilastri su cui costruire la volata finale per l'Europa che conta, cercando di evitare che una stagione complicata si trasformi in un fallimento sportivo totale.