La vendita del Chelsea da parte di Roman Abramovich, conclusasi a maggio 2022 con un corrispettivo di 2,35 miliardi di sterline (circa 2,75 miliardi di euro al cambio di allora), continua a generare polemiche e contenzioso legale. Secondo quanto emerso dai bilanci della società Fordstam Ltd, relativa all'esercizio chiuso a giugno 2023, l'imprenditore russo destinerà in carità non l'intero ricavato, bensì soltanto 987 milioni di sterline, equivalenti a circa 1,14 miliardi di euro.
La ragione di questa significativa riduzione risiede in una questione contabile e legale complessa: la Fordstam Ltd deve rimborsare 1,4 miliardi di sterline a Camberley International Investments, la società con cui Abramovich aveva precedentemente concesso prestiti al club londinese. Questo debito deve essere interamente saldato con i proventi della cessione, prima che qualunque somma possa essere destinata a fini benefici. I documenti finanziari chiariscono che il proprietario intende donare i ricavi netti, dopo aver dedotto tutte le altre voci di bilancio, a un ente filantropico. Va sottolineato che l'intero importo di 2,35 miliardi rimane attualmente congelato sul conto corrente di Fordstam Ltd, dove nel frattempo ha generato 63 milioni di sterline di interesse fino a giugno 2023.
Il vero nodo della controversia, tuttavia, non riguarda tanto l'ammontare della donazione quanto la sua destinazione. Abramovich è disponibile a rinunciare ai proventi per scopi caritatevoli, ma sostiene che parte del denaro dovrebbe andare a favore di tutte le vittime della guerra in Ucraina, indipendentemente dalla loro nazionalità. Il governo britannico, invece, insiste affinché i fondi siano riservati esclusivamente alle vittime ucraine. Questa divergenza di posizioni ha dato vita a una querelle diplomatica e legale di rilievo.
La scadenza per raggiungere un accordo è fissata al 17 marzo, come confermato lo scorso dicembre dal primo ministro britannico Keir Starmer. Qualora non si giunga a una soluzione entro tale data, la Gran Bretagna procederà alla confisca dell'intero importo di 2,35 miliardi di sterline. I legali dell'oligarca russo hanno già comunicato che contesteranno fermamente qualunque tentativo di esproprio, sostenendo che i proventi appartengono legittimamente ad Abramovich. Il braccio di ferro continua, mentre il denaro resta bloccato e le charity in attesa di una risoluzione che potrebbe non arrivare.







