Sir Jim Ratcliffe si ritrova con un countdown serrato: appena ventiquattro mesi per mantenere l'impegno preso con i tifosi dello Manchester United di trasformarlo nel club più lucrativamente performante del pianeta. Un'impresa che appare tutt'altro che semplice considerando i numeri attuali.

Secondo la classifica Deloitte del calcio mondiale pubblicata a gennaio, lo United ha subito una vera e propria caduta libera, retrocedendo di quattro posizioni fino al settimo posto. Il fatturato annuale raggiunge i 666 milioni di sterline, ma il divario dai vertici è impressionante. Real Madrid guida il ranking con quasi un miliardo (975 milioni), seguito da barcellona, Bayern Monaco, Psg, Liverpool, Manchester City e Arsenal. Un'eredità pesante per il magnate britannico che lo scorso marzo aveva dichiarato pubblicamente al Times la sua visione: entro tre anni dal marzo 2025, cioè il 2028, lo United dovrebbe diventare la società calcistica più redditizia del mondo.

Ratcliffe non ha lesinato critiche alle gestioni precedenti durante il suo primo anno da co-proprietario, acquisendo il 27,7 per cento della società nel febbraio 2024 con un investimento di un miliardo di sterline. Ha spiegato come l'azienda fosse "fuori controllo" dal punto di vista economico, caratterizzata da un eccesso di risorse sprecate e da una diffusa mediocrità organizzativa. Per questo ha avviato un processo di razionalizzazione drastico: tagli che hanno portato all'eliminazione di circa 450 posti di lavoro, l'eliminazione dei pasti gratuiti per il personale e l'aumento dei prezzi dei biglietti per le partite a 66 sterline con zero sconti per bambini e anziani. Misure impopolari che hanno scatenato l'ira dei sostenitori, ma che secondo il proprietario erano necessarie per risanare le finanze.

Nel frattempo, sul campo la situazione non è stata meno tumultuosa. Ratcliffe ha licenziato Erik ten Hag, successivamente sostenuto Ruben Amorim salvo poi esonerarlo a sua volta, e attualmente la squadra è affidata a Michael Carrick come allenatore ad interim. I risultati sportivi rimangono insoddisfacenti, aggiungendo pressione su una già complicata strategia di risanamento economico.

La sfida che il co-proprietario si ritrova di fronte è dunque duplice: non solo riuscire a ridurre il divario di circa 300 milioni di sterline che lo separa dal Real Madrid entro il 2028, ma farlo mantenendo una squadra competitiva e preservando il rapporto emotivo con un'una tifoseria sempre più stanca di sacrifici e scelte controverse.