L'Arsenal e Mikel Arteta si trovano di fronte a un momento cruciale. Dopo aver occupato la prima posizione con un vantaggio di nove punti, i Gunners hanno progressivamente perso terreno e consegnato il titolo nelle mani del Manchester City. Una débâcle che, se confermata alla fine della stagione, avrebbe conseguenze devastanti per il tecnico spagnolo.

Il quadro è ancora più preoccupante considerando le ambizioni iniziali di Londra. La squadra di Arteta aveva eliminato dalla Coppa di Lega e dalla FA Cup, due competizioni che sembravano alla portata. L'unica speranza rimane la Champions League, dove però le possibilità di vittoria appaiono sempre più remote a meno di un clamoroso ritorno in forma. Un finale di stagione senza trofei rappresenterebbe uno dei più grandi fallimenti nella storia recente della Premier League.

I numeri parlano da soli. In sei anni di gestione, Arteta ha investito circa un miliardo di sterline nel mercato. Nessun club al mondo ha speso cifre simili senza portare a casa almeno un importante titolo. La costruzione è stata sistematica, la squadra migliorata notevolmente e i tifosi inizialmente convinti del progetto. Eppure, se il bilancio finale fosse uno zero trofei, la responsabilità ricadrebbe inevitabilmente sulle spalle dell'allenatore e sulla gestione della rosa.

Ed è proprio questo il punto critico. Se davvero l'Arsenal possiede la migliore formazione del campionato - come in molti sostengono - allora un risultato vuoto non potrebbe che imputarsi ai meriti organizzativi e decisionali della panchina. Inoltre, gli stessi tifosi hanno iniziato a protestare: i fischi durante la sfida contro il Bournemouth non arrivavano dai social network, ma direttamente dagli spalti.

Per quanto riguarda il futuro contrattuale, Arteta non rischia l'esonero immediato avendo ancora un anno di accordo. L'Arsenal probabilmente gli offrirebbe persino un rinnovo. Ma restituendo calcisticamente parlando, diventerebbe una figura screditata. Le promesse sul futuro suonerebbero sempre come parole vuote, e ogni dichiarazione d'intenti verrebbe accolta con scetticismo. I rivali non perderebbero occasione di ricordargli il fallimento con cori ironici.

Non vi è dubbio alcuno sui progressi compiuti da Arteta dall'arrivo nel dicembre 2019, quando il club era in profonda crisi. La conquista della FA Cup nella prima stagione, la ricostruzione della rosa e il ripristino del rapporto con la piazza costituiscono meriti reali. Ma il calcio si giudica soprattutto in base ai risultati conseguiti. Club e tifosi hanno creduto in lui, persino tollerando un gioco talvolta grigio pur di raggiungere l'obiettivo finale. Se quell'obiettivo sfumasse, nemmeno questa rassegnazione avrebbe avuto senso.