Nel mondo del calcio, il ruolo del difensore è spesso ingrato, ma per alcuni calciatori la sfortuna ha assunto proporzioni statistiche davvero singolari. Esiste infatti una ristretta cerchia di professionisti che hanno concluso la propria attività agonistica con un bilancio paradossale: hanno gonfiato la rete della propria squadra più volte di quanto abbiano segnato in quella avversaria. Uno dei casi più emblematici è quello di Francis Benali, vero e proprio eroe di culto del Southampton. Nonostante una lunghissima militanza con i 'Saints', Benali è riuscito a segnare un solo gol ufficiale per la sua squadra, a fronte di diversi autogol spettacolari che sono rimasti impressi nella memoria dei tifosi. Tra questi, si ricorda in particolare un colpo di testa imparabile nella propria porta durante una sfida contro l'Oldham nella stagione 1993-94, un episodio che cristallizzò la sua fama di difensore arcigno ma talvolta maldestro sotto porta.
Anche il calcio italiano non è esente da queste curiose statistiche, coinvolgendo nomi di assoluto prestigio. Riccardo Ferri, colonna portante dell'Inter dei record che vinse lo scudetto nel 1988-89 sotto la guida di Giovanni Trapattoni, detiene un primato difficile da digerire: in Serie A ha collezionato ben otto autogol, superando le sei reti realizzate a favore dei nerazzurri. Sebbene il suo bottino complessivo possa essere mitigato dalle marcature nelle coppe, il dato relativo al massimo campionato italiano lo pone in una posizione di netto debito realizzativo. Un altro esempio storico del nostro calcio è Luigi Zannier, difensore che ha vestito maglie prestigiose come quella del Milan tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Zannier chiuse la sua esperienza nella massima serie con tre gol all'attivo e sei sfortunate deviazioni nella propria porta, confermando come la maledizione dell'autogol possa colpire anche i profili più tecnici.
Spostandoci in Inghilterra, il nome che balza subito all'occhio è quello di Jamie Carragher, leggenda indiscussa del Liverpool e pilastro della nazionale inglese. Carragher ha trascorso l'intera carriera ad Anfield, diventando un simbolo di fedeltà e grinta, ma i numeri raccontano una storia bizzarra: ha segnato sette autogol in Premier League a fronte di sole quattro (o cinque, a seconda delle fonti statistiche) reti nella porta corretta. L'episodio più celebre della sua carriera in questo senso risale al 1999, quando in una singola partita contro gli storici rivali del Manchester United riuscì nell'incredibile impresa di segnare due autogol. Nemmeno le grandi finali lo hanno risparmiato, come dimostra la deviazione nella propria porta durante la finale di FA Cup del 2006, anche se in quel caso il Liverpool riuscì comunque a sollevare il trofeo grazie alle prodezze di Steven Gerrard.
Guardando al panorama internazionale più recente e alla storia antica, emergono altri due casi limite. Sven van Beek, difensore olandese con un passato importante tra Feyenoord, Willem II e Heerenveen, è il primatista assoluto di autogol nella storia dell'Eredivisie con otto marcature nella porta sbagliata in dodici stagioni. A fronte di questo dato, Van Beek ha segnato solo cinque gol per le proprie squadre, portando il suo bilancio a un pesante meno tre prima del suo recente trasferimento in Qatar. Tuttavia, nessuno batte il record storico di Billy Balmer dell'Everton. All'inizio del ventesimo secolo, Balmer giocò oltre trecento partite per i 'Toffees', ma la sua casistica realizzativa è quasi incredibile: segnò otto autogol e una sola rete a favore, trasformando un calcio di rigore nel lontano 1899. Questi dati dimostrano come, oltre alla tecnica e alla tattica, la componente della casualità e della sfortuna giochi un ruolo determinante nella carriera di un calciatore.

















