Solo sette settimane fa, Bruno Fernandes calcava il palco della Manchester Opera House per ritirare il prestigioso premio come miglior giocatore dell'anno dell'Associazione Calciatori Professionisti per la stagione 2025-26. Il capitano del Manchester United aveva già fatto incetta di riconoscimenti individuali, portando a casa anche i titoli di miglior calciatore della Premier League e quello assegnato dalla stampa specializzata, in virtù di un contributo fenomenale che aveva trascinato i Red Devils a un inaspettato terzo posto. Con 9 reti e ben 21 assist, il portoghese era riuscito a infrangere un record storico che resisteva da ventitré anni e apparteneva a leggende del calibro di Thierry Henry e Kevin De Bruyne. In quel periodo di grazia, Fernandes era stato coinvolto direttamente in 12 dei 21 gol segnati dallo United nelle ultime undici giornate, confermandosi il fulcro assoluto della manovra offensiva di Old Trafford.

Tuttavia, il presente dipinge un quadro decisamente più cupo e preoccupante per il trequartista lusitano e per tutto l'ambiente dei Red Devils. Nonostante Fernandes sia rimasto in campo per ogni singolo minuto delle prime sei partite di questa nuova stagione di Premier League, il suo impatto è stato finora marginale e poco incisivo. Il bottino attuale recita tre gol e un solo assist, tutti arrivati nella sfida contro l'Ipswich Town, che rappresenta purtroppo l'unica vittoria ottenuta dalla squadra in campionato fino a questo momento. Questo avvio di stagione è statisticamente il peggiore del club negli ultimi quarant'anni: bisogna infatti risalire all'epoca di Ron Atkinson, poco prima dell'avvento di Sir Alex Ferguson, per trovare un rendimento così deficitario. La crisi di risultati mette in discussione non solo la guida tecnica, ma anche la capacità del capitano di caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti di massima pressione.

Analizzando più a fondo i dati statistici, emergono criticità evidenti che vanno oltre il semplice tabellino dei marcatori e mostrano un calciatore meno lucido del solito. Sebbene Fernandes stia calciando verso la porta con una frequenza elevata, mantenendo una media di 3,3 tiri a partita, la sua precisione è crollata drasticamente, con appena 0,8 conclusioni che centrano effettivamente lo specchio della porta. Anche la sua capacità di generare occasioni da rete ha subito una flessione preoccupante, passando dai 4 passaggi chiave a partita della scorsa stagione agli attuali 2,5. Il dato più allarmante riguarda però la creazione di quelle che gli analisti definiscono 'grandi occasioni': finora il portoghese ne ha prodotta soltanto una in sei gare, ovvero il lancio millimetrico per Bryan Mbeumo contro l'Ipswich lo scorso 30 agosto. L'anno scorso, la sua media era di una grande occasione creata a partita, a testimonianza di una visione di gioco che sembra essersi improvvisamente appannata.

Le parole pronunciate dal calciatore durante la cerimonia di premiazione di poche settimane fa risuonano oggi con un'eco quasi malinconica e stridono con la realtà del campo: 'È stata una stagione speciale per me e ne sono orgoglioso. Ma non giochiamo a tennis. Non giochiamo solo per noi stessi, ma per una squadra, per un club e per i tifosi. Non c'è nulla di più speciale di questo'. Questo spirito di abnegazione collettiva sembra essersi smarrito nei meandri di una crisi tattica e forse fisica che sta attanagliando l'intera rosa. Resta infatti il dubbio se il calo di Fernandes sia la causa principale del malessere dello United o semplicemente un sintomo di un sistema di gioco, quello di Ruben Amorim, che non riesce più a valorizzarlo come in passato. Alcune indiscrezioni suggeriscono che il fantasista non sia al meglio della condizione atletica, un fattore che spiegherebbe la mancanza di quella brillantezza che lo aveva reso paragonabile a Eric Cantona per importanza e carisma durante la cavalcata trionfale del 1995-96.