Gianni Infantino si prepara a estendere il suo dominio sul calcio globale, puntando con decisione verso un quarto mandato consecutivo alla presidenza della FIFA. Le prossime elezioni, fissate per il mese di marzo, sembrano ormai aver preso una direzione ben precisa, allontanando lo spettro di una successione turbolenta che molti analisti avevano ipotizzato solo pochi mesi fa. Il dirigente svizzero, in carica dal 2016, ha saputo tessere una rete di alleanze strategiche che gli consentono di presentarsi all'appuntamento elettorale con una fiducia rinnovata, nonostante le numerose controversie che hanno caratterizzato la sua gestione negli ultimi anni, dalla gestione dei diritti umani nei paesi ospitanti ai cambiamenti radicali nei formati dei tornei internazionali.
La vera svolta politica che ha blindato la posizione di Infantino risiede nel clamoroso dietrofront di Aleksander Ceferin, il numero uno della UEFA. Per lungo tempo, il rapporto tra i due leader è stato segnato da una freddezza istituzionale e da scontri aperti su temi cruciali come il calendario internazionale e la creazione di nuove competizioni che avrebbero potuto sovrapporsi a quelle europee. Tuttavia, Ceferin sembra aver abbandonato l'ascia di guerra, rinunciando a promuovere o sostenere una candidatura alternativa europea che potesse impensierire l'attuale presidente. Questo mutamento di rotta da parte della confederazione più potente del mondo spiana la strada a Infantino, eliminando l'unico ostacolo reale che avrebbe potuto frammentare il consenso durante il prossimo congresso elettivo.
Il malcontento nei confronti di Infantino aveva raggiunto il suo apice in seguito al fallimentare piano di vendita di alcuni diritti legati alla Coppa del Mondo, una mossa che aveva suscitato l'indignazione di molti club e federazioni storiche. Quel progetto, percepito come un tentativo di monetizzare eccessivamente il patrimonio del calcio per logiche puramente finanziarie, aveva seriamente minato la credibilità del presidente, portandolo a un isolamento temporaneo. Oltre a ciò, la proposta di disputare il Mondiale ogni due anni aveva creato una frattura profonda con il calcio europeo e sudamericano. Eppure, attraverso una serie di concessioni economiche e promesse di maggiori investimenti nelle federazioni in via di sviluppo, Infantino è riuscito a ricucire i rapporti e a mantenere solida la sua base elettorale in Africa, Asia e Oceania.
Con la riconferma ormai all'orizzonte, il prossimo mandato di Infantino sarà focalizzato sull'implementazione definitiva del Mondiale a 48 squadre, che debutterà nel 2026 in Nord America, e sulla nuova versione del Mondiale per Club a 32 squadre. Queste riforme rappresentano il cuore del suo progetto di espansione commerciale, volto a incrementare i ricavi della FIFA per ridistribuirli a livello globale tra le varie federazioni associate. Resta però da vedere come verrà gestito il crescente stress fisico dei calciatori, un tema che continua a preoccupare i sindacati e le leghe nazionali. La tregua con la UEFA di Ceferin sarà messa alla prova proprio su questo fronte, cercando un equilibrio difficile tra la necessità di generare profitti e la tutela della salute degli atleti e della qualità dello spettacolo sportivo.

















