L'8 ottobre 1989 resta una data scolpita nella memoria collettiva dei tifosi del Valencia, segnando l'inizio di un'era leggendaria allo stadio Mestalla. In quel pomeriggio autunnale, Luboslav Penev fece il suo debutto ufficiale con la maglia dei "Pipistrelli", arrivando come un colpo a sorpresa dal CSKA Sofia. All'epoca, il mercato non conosceva le rigide finestre temporali odierne e il presidente Arturo Tuzón decise di investire con decisione su questo giovane attaccante bulgaro di soli 23 anni. Penev non era solo un centravanti fisico e tecnico, ma portava con sé il carisma tipico dei grandi talenti dell'Est Europa che stavano iniziando a colonizzare i principali campionati continentali dopo la caduta di barriere politiche e sportive.

La sfida d'esordio non fu affatto banale, vedendo contrapposti il Valencia e un Siviglia agguerrito, ricco di nomi altisonanti per l'epoca. Tra le fila degli andalusi spiccavano il portiere sovietico Rinat Dassaev e l'attaccante austriaco Toni Polster, oltre a un giovane Luis de la Fuente, oggi noto al grande pubblico come il commissario tecnico della nazionale spagnola campione d'Europa. La partita terminò in pareggio per 1-1, con le reti siglate dal brasiliano Toni per i padroni di casa e dall'uruguaiano Pablo Bengoechea per gli ospiti. Penev entrò in campo nella ripresa, accolto da un'ovazione carica di aspettative, e sebbene non riuscì a incidere immediatamente sul tabellino, mostrò subito quei lampi di classe che lo avrebbero reso un idolo assoluto della curva valenciana.

Il percorso di Penev con il Valencia si sarebbe poi rivelato straordinario, totalizzando 201 presenze ufficiali e mettendo a segno ben 85 reti nel corso di sei stagioni indimenticabili. Il suo primo gol arrivò poche settimane dopo il debutto, precisamente il 28 ottobre sul campo del Valladolid, dando il via a un idillio realizzativo che lo portò a indossare anche la fascia di capitano, alternandosi con la bandiera locale Fernando Gómez. La sua presenza in area di rigore era dominante, capace di combinare una forza fisica dirompente con una precisione chirurgica sotto porta, doti che permisero al club di stabilizzarsi ai vertici della Liga spagnola e di competere degnamente nelle competizioni europee di quegli anni.

Tuttavia, la carriera di Lubo a Mestalla non fu priva di ostacoli drammatici che misero alla prova la sua tempra d'uomo prima ancora che di atleta. Nel 1990 fu costretto a un lungo stop a causa di un'epatite, ma la sfida più difficile arrivò alla fine del 1993, quando gli fu diagnosticato un tumore ai testicoli. Questo evento lo tenne lontano dai campi per molti mesi, privandolo anche della possibilità di partecipare allo storico Mondiale di USA '94 con la sua Bulgaria. Nonostante la gravità della malattia, Penev dimostrò una forza d'animo incredibile, tornando a giocare nella stagione 1994-95 e riprendendosi il posto da titolare prima di chiudere il suo capitolo valenciano per trasferirsi all'Atlético Madrid, lasciando un vuoto incolmabile nel cuore dei sostenitori del Mestalla.

Analizzando le formazioni di quel mitico 8 ottobre, si nota come il Valencia schierasse pilastri del calibro di Ochotorena tra i pali e una difesa composta da Giner, Nando, Voro e Arias. A centrocampo agivano Bossio e Paco Ferrando, mentre l'attacco era inizialmente affidato a Eloy Olaya e Toni Gomes prima dell'ingresso del bulgaro. Quella squadra rappresentava un mix perfetto di solidità difensiva spagnola e fantasia internazionale, un progetto tecnico che Penev elevò a un livello superiore grazie alla sua personalità straripante. Ancora oggi, mentre il Valencia si prepara a vivere le ultime stagioni nel suo storico impianto prima del trasloco definitivo, il ricordo di quel numero nove venuto dall'Est rimane uno dei capitoli più gloriosi e commoventi della storia centenaria del club.