Nel mondo del calcio, il digiuno da gol è un incubo che perseguita anche i centravanti più esperti, portandoli a sperare in qualsiasi tipo di deviazione pur di vedere la palla gonfiare la rete. Recentemente, l'attaccante scozzese Oli McBurnie ha riacceso i riflettori su questo tema curioso durante un'intervista legata al suo ritorno in nazionale. Con un bilancio di venti presenze e zero reti con la maglia della Scozia, McBurnie ha dichiarato con onestà: "Un gol semplice sabato o magari uno che entra rimbalzando sul mio sedere sarebbe davvero meraviglioso". Questa frase, apparentemente ironica, nasconde la frustrazione di chi cerca il riscatto e ci spinge a chiederci se sia mai successo davvero che una carriera venisse sbloccata da un colpo di natiche.
Scavando negli archivi del calcio inglese, troviamo il caso emblematico di Dean Coney, che nel 1989 vestiva la maglia del Norwich City. Durante una sfida combattuta contro l'Aston Villa, terminata poi sul punteggio di 2-2, Coney riuscì a interrompere la sua astinenza in modo del tutto fortuito. Il portiere avversario, Nigel Spink, tentò un rinvio lungo che però colpì in pieno il fondoschiena dell'attaccante dei "Canarini", rimbalzando beffardamente in porta. Quella rete rimase l'unica segnata da Coney per il club, un paradosso statistico che lo ha reso una figura di culto per i tifosi, dimostrando come a volte la determinazione nel pressare il portiere possa premiare nei modi più impensabili, trasformando un errore difensivo in una gioia inaspettata.
Non solo i club, ma anche le competizioni internazionali hanno regalato perle di questo genere. Robbie Slater, noto per aver vinto la Premier League con il Blackburn Rovers, visse un momento simile con la nazionale australiana durante le qualificazioni per i Mondiali di Francia 1998. Nella sfida contro le Isole Salomone, Slater trovò la sua prima rete in assoluto con i "Socceroos" proprio grazie a una deviazione di sedere. Era la sua ventunesima presenza internazionale e il gol aprì le danze in una vittoria per 6-2. L'allora commissario tecnico Terry Venables fu immortalato con un sorriso imbarazzato, quasi a sottolineare il contrasto tra la bellezza del calcio che predicava e la goffaggine di quella specifica marcatura, arrivata dopo un anno dal celebre gol di Gascoigne contro la Scozia.
Forse l'episodio più carico di significato emotivo riguarda Souleymane Oularé e il suo breve ma intenso passaggio allo Stoke City nel 2002. Dopo aver rischiato la vita a causa di un grave coagulo di sangue poco dopo il suo debutto, l'attaccante guineano rimase fuori dai campi per quasi quattro mesi. Tornò in campo nella semifinale dei playoff contro il Cardiff City, in un clima di altissima tensione a Ninian Park. Con la partita ferma sul pareggio nei tempi supplementari, una punizione calciata da James O’Connor colpì il posteriore di Oularé, finendo in rete e regalando allo Stoke la qualificazione alla finale. Quel gol non solo interruppe il suo digiuno personale, ma fu il trampolino di lancio per la promozione del club, che avrebbe poi sconfitto il Brentford nell'atto conclusivo per abbandonare la terza serie inglese.
Questi episodi dimostrano che nel calcio la fortuna gioca un ruolo fondamentale, specialmente quando la tecnica e la precisione sembrano aver abbandonato un giocatore. Che si tratti di una sfida di qualificazione mondiale o di un teso spareggio per la promozione nelle serie inferiori, un gol segnato di natiche porta con sé un fascino ruspante e indimenticabile. Per i tifosi, poco importa la coordinazione stilistica: quando la palla varca la linea, anche il rimpallo più goffo diventa un gesto eroico capace di cambiare il destino di una stagione o di un'intera carriera, trasformando un momento di crisi profonda in una leggenda da raccontare per decenni, confermando che nel calcio ogni parte del corpo può diventare decisiva.

















