Nella storia del Manchester United post-Ferguson, pochi ricordano il primo colpo di mercato dell'era successiva all'addio della leggenda scozzese. Se quasi tutti sanno che Wilfried Zaha fu l'ultimo acquisto di Sir Alex, ben pochi penserebbero a Guillermo Varela come primo vero rinforzo sotto la gestione David Moyes. Eppure il terzino uruguaiano, prelevato dal Peñarol nel 2013, rappresenta proprio quella transizione: un giocatore voluto personalmente da Ferguson dopo averlo osservato in prova, un vero e proprio dono d'addio del tecnico scozzese ai suoi successori.
La realtà del campo, però, si rivelò ben diversa dalle speranze. Varela non seppe mai imporsi a Old Trafford, disputando appena quattro partite in Premier League prima di finire schiacciato dalla concorrenza. Moyes, van Gaal e successivamente Mourinho lo ignorarono sistematicamente, relegandolo ai margini della rosa. I prestiti divennero il suo destino, un'odissea che avrebbe dovuto permettergli di trovare continuità e visibilità internazionale, ma che invece accelerò il declino della sua carriera.
Il vero punto di rottura arrivò nella stagione 2016-2017, quando Varela era in prestito all'Eintracht Francoforte e poteva contare sulla possibilità di giocare la finale di Coppa di Germania contro il Borussia Dortmund. La vigilia della partita, però, il terzino si fece fare un tatuaggio, replicando di fatto quello che aveva fatto la notte prima della finale di FA Cup del 2016 con il Manchester United, quando gli aveva portato fortuna nella vittoria contro il Crystal Palace per 2-1 a Wembley. Questa volta, però, la scaramanzia si trasformò in disastro.
L'infezione all'altezza del tatuaggio, accompagnata da rossore e bolle che gli impedivano di allenarsi regolarmente, scatenò l'ira della dirigenza del Francoforte. Il club sospese immediatamente Varela e cancellò ogni ipotesi di rinnovo del prestito, rimandando l'uruguaiano a Manchester con la reputazione gravemente compromessa. Le dichiarazioni del direttore sportivo tedesco furono senza pietà: "Il club non può tollerare che un giocatore sfidi le istruzioni. Ha danneggiato la squadra. C'era arrossamento intorno al tatuaggio e formazione di bolle che impedivano l'allenamento. Stavamo valutando una proroga del prestito, ma adesso non accadrà. Sarà sospeso con effetto immediato".
Anni dopo, Varela cercò di riabilitare la sua immagine, spiegando che il tatuaggio era stato fatto durante un periodo di infortunio e che l'infezione non era dovuta a negligenza personale. Le sue giustificazioni, però, arrivarono troppo tardi. Il danno reputazionale era già fatto, e nessun club di primo livello avrebbe più scommesso su un giocatore con simili precedenti. Da promessa personale di Ferguson a cautionary tale del calcio moderno: la storia di Varela rimane un monito sui dettagli apparentemente banali che possono stravolgere una carriera.

















