All'esterno dell'Etihad Stadium di Manchester, una maestosa statua d'argento immortala Sergio Aguero nel momento della sua esultanza più iconica, quella seguita al gol che regalò ai Citizens il primo titolo di Premier League nel 2012. Quel momento, impresso nella memoria collettiva come uno dei finali più emozionanti della storia del calcio inglese, è oggi al centro di un acceso dibattito legale e morale. La recente conferma che il club è stato giudicato colpevole di gravi violazioni finanziarie solleva un interrogativo inquietante: cosa sarebbe successo se il Manchester City avesse rispettato le regole invece di ricorrere a quello che è stato definito un "sistema di finanziamento mascherato"? La legittimità dei successi ottenuti tra il 2009 e il 2018 è ora messa in discussione, portando molti osservatori a definire quegli anni come l'era dell'asterisco.

Secondo le indagini condotte dalla Premier League, il Manchester City ha investito circa 1,2 miliardi di sterline in nuovi calciatori tra l'estate del 2009 e il gennaio del 2018. In questo lasso di tempo, la squadra ha conquistato sette trofei maggiori, tra cui tre campionati inglesi, una FA Cup e tre Coppe di Lega, interrompendo un digiuno di vittorie che durava dal 1970. Gli acquisti effettuati in quegli anni includevano alcuni dei migliori talenti del panorama mondiale, con investimenti da decine di milioni di sterline ogni singola estate che hanno permesso al club di cementare la propria posizione tra l'élite del calcio globale. Senza questa massiccia immissione di capitali, la trasformazione dei Citizens da club di metà classifica a superpotenza europea non sarebbe stata possibile seguendo le normali dinamiche di mercato e di fatturato.

Il fulcro della colpevolezza risiede nella manipolazione sistematica dei bilanci societari. La commissione d'inchiesta ha stabilito che circa 830 milioni di sterline sono stati immessi artificialmente nelle casse del club dai proprietari, facendoli apparire come entrate derivanti da contratti di sponsorizzazione gonfiati. Non si è trattato di una semplice svista amministrativa, ma di una vera e propria "campagna concertata per falsificare" i conti, volta a eludere le restrizioni finanziarie imposte dalla lega. Sebbene il club generasse ricavi anche da fonti legittime, queste cifre fittizie sono state determinanti per sostenere non solo i costi dei cartellini, ma anche gli stipendi astronomici dei giocatori e le spese per le infrastrutture, creando un vantaggio competitivo sleale rispetto alle altre società della Premier League.

Le conseguenze di queste rivelazioni potrebbero essere devastanti per il futuro e per il passato del club. Esiste la concreta possibilità che il Manchester City venga privato retroattivamente dei titoli vinti durante il periodo delle violazioni, un provvedimento che riscriverebbe la storia recente del calcio inglese. Nel frattempo, diversi club rivali stanno già valutando azioni legali per ottenere risarcimenti finanziari, sostenendo di essere stati danneggiati sportivamente ed economicamente dalla condotta illecita dei Citizens. Mentre la battaglia legale prosegue, l'ombra dell'irregolarità continua a pesare su ogni trofeo sollevato all'Etihad, lasciando i tifosi e gli addetti ai lavori con il dubbio che l'ascesa del City sia stata costruita su fondamenta di inganno finanziario piuttosto che su soli meriti sportivi.