La partenza di Mohamed Salah dal Liverpool, annunciata nei giorni scorsi tramite un video sui social in cui il fuoriclasse egiziano ha comunicato l'addio al termine della stagione, continua a generare discussioni tra gli esperti inglesi. A sorpresa di molti, il 33enne ha trovato spazio regolare negli ultimi mesi sotto la gestione di Arne Slot, nonostante un rendimento in campo tutt'altro che convincente e un precedente scontro diretto con l'allenatore olandese prima della Coppa d'Africa.
Jamie Carragher, illustre ex difensore dei Reds, ha espresso perplessità sulla continuità di selezione di Salah, sottolineando come diverse prestazioni non giustificherebbero una titolarità costante. Secondo l'analista, perfino i tifosi più affezionati si sono chiesti il motivo di tale scelta tattica, ipotizzando che Slot abbia preferito evitare ulteriori conflitti con la sua stella. Roy Keane ha colto l'occasione per avanzare una spiegazione alternativa: a suo avviso, la dirigenza del club potrebbe aver esercitato pressioni sul tecnico olandese per mantenere Salah in campo.
Gary Neville ha però interrotto questa linea di ragionamento, respingendo categoricamente la teoria del collega. Durante il podcast Stick to Football, l'ex terzino destro del Manchester United ha chiarito che, pur non disponendo di informazioni privilegiate sulle dinamiche interne del Liverpool, ritiene altamente improbabile che la proprietà del club si spinga fino a imporre scelte di formazione al proprio manager. Secondo Neville, oltrepassare quella linea comporterebbe un'interferenza eccessiva nelle decisioni tecniche che i club professionisti generalmente evitano di commettere.
L'addio di Salah rappresenta la conclusione di un'era straordinaria durata nove anni: il calciatore egiziano lascia come miglior marcatore della storia dei Reds in Premier League, un traguardo che testimonia l'impatto eccezionale avuto nei suoi anni ad Anfield. Tuttavia, l'ultima stagione ha segnato un declino evidente sia dal punto di vista statistico che prestativo, ridefinendo la narrativa attorno all'esterno offensivo e sollevando interrogativi sulle scelte manageriali di Slot.

















