David De Gea non nasconde il dolore di un'annata che ha messo a dura prova la Fiorentina e se stesso. In una lunga intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, il portiere spagnolo ripercorre i momenti più bui della stagione 2025-26, quando la squadra viola si è trovata in fondo alla classifica senza vittorie e con le statistiche che sembravano inesorabilmente contrarie.
«Non c'è una logica razionale a spiegare come siamo cominciati», confessa De Gea. «Abbiamo costruito una pressione enorme addosso a noi stessi sin dalle prime giornate. È stato particolarmente difficile per i giocatori più giovani, che non avevano mai affrontato una situazione del genere. Anche io ho faticato, soprattutto perché per la prima volta nella mia carriera mi trovavo a lottare per non retrocedere. L'unica arma che avevamo era il lavoro costante, senza scoraggiarsi». Il momento più critico è arrivato a fine 2025, quando i viola erano ultimi in classifica e sembrava impossibile recuperare. «Mi sentivo intrappolato in un incubo», ricorda il numero uno.
La svolta è coincisa con l'arrivo di Paolo Vanoli in panchina. «Eravamo morti calcisticamente, in una situazione che sembrava disperata. Vanoli ci ha riportato in vita con il suo lavoro e la sua mentalità», elogia De Gea. «Certo, anche i nuovi acquisti hanno portato energia positiva, ma il merito principale va al tecnico». Anche il dirigente Daniele Paratici ha giocato un ruolo importante nel rilancio, così come il direttore generale Ferrari e il preparatore Goretti, che hanno supportato il portiere nei momenti più complicati.
Sulla questione della fascia da capitano, De Gea chiarisce che Vanoli ha parlato con lui e con Luca Ranieri per la distribuzione delle responsabilità. «Mi ha detto che essendo il più anziano della rosa si aspettava tanto da me. Ero pronto a questa sfida, l'ho già fatto allo United. Luca rimane uno dei nostri capitani e abbiamo un rapporto eccellente». Ora la Fiorentina punta a conseguire due obiettivi: mantenere la categoria in Serie A e provare l'impresa in Conference League contro il Crystal Palace, una sfida che avrà un fascino particolare per il ritorno in Inghilterra.
«Tornare a giocare nel Regno Unito sarà emozionante», ammette De Gea. «Ma il focus principale rimane la salvezza in campionato. Se riuscissimo a vincere un trofeo europeo sarebbe straordinario per i nostri tifosi, che hanno sofferto tantissimo questa stagione». Infine, una riflessione sui giovani talenti: «Moise Kean è un ragazzo speciale con cui parlo spesso e cerco di guidare. La differenza tra un buon calciatore e un vero campione sta nella capacità di mantenere costante il proprio rendimento negli anni. Credo che lui abbia il potenziale per raggiungerlo».













