David De Gea ha concesso un'intervista a La Gazzetta dello Sport in cui ha analizzato il drammatico momento vissuto dalla Fiorentina negli ultimi mesi e la straordinaria rimonta che ha caratterizzato il club toscano. Lo spagnolo non ha nascosto la difficoltà di una situazione che, soprattutto a fine 2025, sembrava destinata a concludersi con la retrocessione.

"Non esiste una spiegazione semplice per quanto accaduto" ha spiegato De Gea. "Abbiamo iniziato malissimo il campionato e questo ci ha caricato di una pressione enorme. Per me è stata la prima volta nella mia carriera a dover lottare concretamente per la salvezza, un'esperienza che non auguro a nessuno. I ragazzi più giovani hanno sofferto particolarmente in questa situazione, perché serve una forza mentale straordinaria per non crollare psicologicamente".

Il portiere ha ammesso anche le sue difficoltà personali in questa fase: "Anche io non sono stato ai miei livelli abituali, è naturale quando l'intera squadra sta attraversando un periodo del genere. Ma ho cercato di non abbattermi: l'unico modo per uscire da una crisi del genere è continuare a lavorare sodo, giorno dopo giorno, senza scoraggiarsi".

Il momento più critico si è verificato proprio a fine 2025. "Eravamo ultimi in classifica, non riuscivamo a vincere una partita e le statistiche ci dicevano che nessuna squadra nella nostra situazione si era mai salvata fino ad allora" ha ricordato De Gea. "In quel momento vivevo un vero incubo, ero preoccupato per il destino del club. Sembrava tutto perduto".

Da allora, però, l'arrivo di Paolo Vanoli ha rappresentato una svolta decisiva. "Eravamo morti come società, come squadra e come uomini. Vanoli ci ha riportato in vita" ha affermato il portiere con tono di gratitudine. "Abbiamo migliorato tantissimi aspetti del nostro gioco e siamo ancora in corsa per la Conference League, un traguardo che sembrava fantascienza solo poche settimane fa. Dobbiamo continuare così, con la stessa dedizione e lo stesso lavoro che ci ha permesso di risalire".