Quando il Napoli decise di investire su Giuseppe Savoldi nel 1975, nessun club al mondo aveva mai speso tanto per un calciatore. I 2 miliardi di lire sborsati dalla società partenopea rappresentavano un'impresa tanto straordinaria quanto controversa, che ancora oggi rimane un capitolo affascinante della storia calcistica italiana.
L'operazione scatenò immediatamente una tempesta mediatica. Mentre la città di Napoli affrontava una gravissima crisi di rifiuti, la stampa italiana ed europea accusò il club di dissipare risorse pubbliche nel pallone. Il noto giornalista Enzo Biagi intervenne con una posizione originale, sottolineando che i problemi della metropoli non derivavano dall'acquisto di Savoldi, bensì dall'incapacità politica di contrastare il potere dei Gava, la famiglia democristiana che dominava il territorio. Il numero 2 fu giocato al Lotto, insieme al 26 (pallone) e al 70 (immondizia).
La trattativa non fu priva di drammi. Secondo indiscrezioni rimaste leggendarie, il presidente del Bologna Luciano Conti, sottoposto a pressioni dai tifosi emiliani che non volevano lasciar partire il loro idolo, avrebbe avuto ripensamenti al Principe di Savoia di Milano. Ferlaino, per convincerlo a mantenere l'impegno, avrebbe utilizzato metodi persuasivi decisamente poco ortodossi, con tanto di pistola. Se vera, fu comunque un'arma scarica che fece il suo effetto.
Savoldi era effettivamente un tesoro sportivo strappato alle mani bolognesi. Il bergamasco classe 1947 aveva trascorso ben sei stagioni consecutive con la maglia rossoblù dal 1968 al 1975, precedute da un triennio all'Atalanta. Al Bologna aveva vinto due Coppe Italia e nel 1972-73 aveva condiviso il titolo di capocannoniere con 17 reti, in compagnia di Rivera del Milan e Pulici del Torino. Rimase celebre il gol-fantasma che gli fu negato ad Ascoli il 12 gennaio 1975: la palla era chiaramente entrata in rete, ma il raccattapalle Domenico Citeroni la respinse prontamente in campo prima che l'arbitro Barbaresco si accorgesse di nulla.
Arrivato al Napoli a 28 anni, Savoldi offrì ai tifosi azzurri uno dei debutto più indimenticabili della storia del club. La partita contro il Como al San Paolo divenne istantaneamente leggendaria: dopo lo 0-0 iniziale, un rigore fu tirato e parato, ripetuto e finito sul palo, per poi trasformare un terzo tiro della lotteria dal dischetto. I supporter partenopei composero una celebre canzoncina: "San Gennaro dacci tre rigori, il primo Savoldi lo tira fuori, il secondo se lo fa parare e il terzo lo va a segnare". Con il suo caratteraccio, i riccioli vistosi e il pesante baffo, Savoldi divenne subito un'icona del calcio napoletano, dimostrandosi all'altezza dell'investimento monstre.

















