Antonin Kinsky si ritrova suo malgrado al centro dell'attenzione europea, ma non per i motivi che avrebbe desiderato. La sua prestazione disastrosa martedì sera in Champions League con il Tottenham lo ha proiettato in primo piano sui social e sulle testate internazionali, con critiche spietate e paragoni poco lusinghieri che lo dipingono come un portiere non all'altezza della situazione. Eppure, prima di giudicare il ventitreenne portiere dei Gspurs (che compirà gli anni il 13 marzo), vale la pena conoscere meglio chi è davvero.
Kinsky è arrivato a Londra nel gennaio 2025 dalla Slavia Praga per una cifra intorno ai 15 milioni di euro. L'allenatore Ange Postecoglu lo ha buttato subito nella mischia, schierandolo contro il Liverpool al debutto assoluto. Il giovane estremo difensore ha risposto presente con una prestazione solida: piedi buoni, parate importanti e soprattutto una porta inviolata, regalando ai tifosi dello Spurs un risultato che non accadeva da un decennio nella loro competizione casalinga. Era l'inizio promettente che ogni nuovo arrivato sogna.
Tuttavia, il calcio sa essere crudele. Dopo 132 giorni lontano dal campo, il ritorno in partita è stato catastrofico. Postecoglu è stato costretto a toglierlo dal terreno di gioco, con Romero che ha segnalato l'inabilità del compagno a proseguire. Vicario lo ha sostituito, mentre De Gea ha provato discretamente a difendere la reputazione del giovane collega dai commenti più feroci. Gli epiteti di 'pazzo' che rimbalzano dai media cechi sembrano però del tutto ingiusti.
La vera storia di Kinsky è quella di un ragazzo che ha dimostrato carattere ben oltre il semplice gioco del calcio. A meno di quindici anni, è stato costretto a fermarsi per diversi mesi a causa di seri problemi di crescita. Avrebbe potuto mollare, abbattersi, considerarsi sfortunato. Invece, con il supporto fondamentale del padre, ex portiere di professione, e della sorella, ha trovato la forza di tornare. 'È stata un'esperienza difficile ma formativa', ha raccontato anni dopo lo stesso Kinsky. 'Ho imparato a non farmi travolgere dal panico quando tutto sembra andare storto. Dipende da come guardi le cose: puoi disperarti per quello che perdi, oppure puoi concentrarti su ciò che puoi costruire nonostante gli ostacoli. Così mio padre mi ha insegnato fin da bambino'.
Esperienza e resilienza sono le armi che il giovane portiere deve ritrovare subito. Il paragone con Loris Karius non è del tutto azzardato: il tedesco subì un disastro sportivo memorabile in finale di Champions League contro il Real Madrid nel 2018, eppure è riuscito a riprendersi, costruirsi una vita, vincere nuove partite. Se Karius ce l'ha fatta, non c'è motivo per cui Kinsky non possa seguire lo stesso percorso. La strada sarà difficile, ma il giovane ceco ha già provato di saperla percorrere.























