Un tribunale irlandese ha ordinato alla banca digitale Revolut di fornire a Sky i dati personali di 304 utenti e 10 rivenditori di servizi di streaming illegale. La decisione, emessa dal giudice Brian Cregan dell'Alta Corte di Dublino, consente a Sky di recuperare i nomi e gli indirizzi dei soggetti coinvolti nella fruizione non autorizzata di contenuti calcistici.

Lo studio legale di Sky, rappresentato in aula da Theo Donnelly, ha richiesto un provvedimento di Norwich Pharmacal per accedere alle informazioni relative a chi si era reso "complice" della violazione di diritti d'autore. La mossa rientra in una strategia più ampia contro la diffusione delle cosiddette "scatole pirata" e dei dispositivi Fire Stick modificati, con cui gli appassionati accedono a partite della Premier League non trasmesse nei canali tradizionali britannici. Revolut ha dichiarato di mantenere una posizione neutrale sulla richiesta, facilitando così la trasmissione dei dati.

Il procedimento è stato accelerato a seguito di una causa civile contro David Dunbar, originario di Wexford, che gestiva un servizio di streaming illegale. La corte lo ha condannato al versamento di 480mila euro (415mila sterline) in danni e 100mila euro (86mila sterline) in spese legali. Dunbar è stato inoltre multato di altri 30mila euro per violazione degli ordini cautelari sulla preservazione dei dati. L'inchiesta ha rivelato che i 304 utenti e i 12 rivenditori trasferivano fondi a Dunbar tramite Revolut, elemento che ha spinto Sky a chiedere accesso ai dettagli bancari.

Secondo il calendario stabilito dal tribunale, Revolut dovrà consegnare le informazioni a Sky tramite un foglio di calcolo criptato entro 28 giorni. Le autorità britanniche e irlandesi, insieme alla Federation Against Copyright Theft (FACT), intensificano i controlli contro lo streaming illegale, considerato un reato grave che alimenta la criminalità organizzata. La polizia del Merseyside ha recentemente irrogato una condanna al carcere a un utente per uso personale di contenuti pirata, mentre il Detective Sergeant Adam Dagnall della Cybercrime Unit ha sottolineato: "Riteniamo che lo streaming non autorizzato sia una seria minaccia perché finanzia il crimine organizzato ed espone gli utenti a rischi concreti, non solo legali ma anche tecnologici".