Dopo la finale di Carabao Cup vinta dal Manchester City, Rayan Cherki si è reso protagonista di alcune palleggi che hanno fatto infuriare gran parte dell'establishment calcistico inglese. Alan Pardew è stato tra i critici più veementi, dichiarando che il gioco di prestigio di Cherki rappresenterebbe un'offesa al professionismo: "Fare keepy-up così, per un calciatore professionista, è completamente vietato". Anche Pep Guardiola ha mostrato disapprovazione, almeno inizialmente, mentre Ben White della nazionale inglese ha addirittura reagito in modo scomposto.

Ma qui nasce un'interessante contraddizione. Gli stessi ex professionisti che gridano allo scandalo per alcune palleggi non trovano nulla da ridire su comportamenti che, moralmente e sportivamente, sono ben più discutibili. Le simulazioni per ottenere rigori, le finte cadute per far espellere un avversario, le rivendicazioni di rimesse laterali e calci d'angolo che non spettano, le perdite di tempo sistematiche: tutto questo rientra nel repertorio che considerano "furbizia" e parte legittima del gioco. Uno strano senso della decenza, insomma.

La storia del calcio offre però un parallelo interessante. Al vecchio Wembley, nel 1967, il leggendario scozzese Jim Baxter si esibì in palleggi affascinanti durante una vittoria della Scozia sull'Inghilterra (3-2) nel Torneo Britannico. Baxter addirittura nutmeggò Alan Ball di fronte alla panchina inglese, ripetendo l'azione davanti agli occhi dell'avversario. E Ball stesso, anziché protestare, ne parlò con ammirazione, definendo quella prestazione "pari a qualsiasi cosa abbia mai visto". Nessuno gridò all'insulto. Allora il calcio sapeva ancora apprezzare l'estro.

Ciò che emerge dalla vicenda di Cherki va oltre la singola esibizione. Il classe 2003 parigino si è distinto a Wembley non solo per lo showboating che ha attirato critiche, ma soprattutto per inventiva, capacità di rischio e non conformismo. Qualità rare nel calcio moderno, specialmente in Premier League, dove il conformismo tattico ha progressivamente soffocato i talenti irregolari. Guardiola, che conosce bene il valore dell'imprevedibilità, avrebbe tutto l'interesse nel proteggere questa libertà creativa del suo giocatore.

Perché il calcio inglese, soprattutto a livello professionistico, ha sviluppato un'ossessione per una presunta "rispettabilità" che spesso coincide semplicemente con l'assenza di magia. Mentre tollera ogni forma di inganno tattico e furbizia, si scandalizza per un momento di pura gioia e fantasia. È un atteggiamento che impoverisce lo spettacolo, trasformando il calcio in una questione di meri risultati piuttosto che di bellezza del gioco. Cherki rappresenta esattamente quello che manca: un ragazzo disposto a prendere rischi, a provare soluzioni impensate, a divertire il pubblico. E per questo meriterebbe tutela, non critiche.