Alessio Tacchinardi non ha dubbi: la Juventus di questa stagione manca di ambizione e carattere. L'ex bianconero, intervistato da Sport Mediaset, ha affrontato i principali nodi critici della squadra torinese, attualmente al quinto posto con otto partite ancora da giocare e impegnata nella lotta per un posto in Champions League insieme a Como e Roma.
Secondo l'analisi di Tacchinardi, il problema principale risiede nella mentalità: «Manca ambizione, manca positività. La squadra non riesce mai a scendere in campo a petto in fuori, con carisma e personalità. Questo è quello che non funziona oggi». Un giudizio severo che tocca anche la gestione tecnica, in particolare quella dei calci di rigore. Tacchinardi ha riservato critiche costruttive a Manuel Locatelli nel suo ruolo di capitano designato ai rigori: «Contro il Galatasaray mi è piaciuto, pensavo fosse il capitano giusto. Ma gli manca quel pizzico di cattiveria per trascinare la squadra. Non è giusto criticarlo per il rigore sbagliato contro il Sassuolo – ha precisato – visto che ne ha segnato uno decisivo per la qualificazione in Champions la scorsa stagione».
Il vero problema, secondo l'ex centrocampista, è la confusione che regna intorno alla gestione dei rigori. «Nei miei tempi era semplice: tirava Del Piero, punto. Arrivavano Trezeguet, Nedved, Ibrahimovic, ma quando c'era un rigore, nessuno disturbava Pinturicchio. Oggi alla Juventus uno prende il pallone, un altro gli parla, un terzo chiede un consiglio e Locatelli rimane lì a guardare. È destabilizzante, è un errore grosso». Tacchinardi ritiene che la responsabilità ricada principalmente su Luciano Spalletti, anche se con una precisazione: «Non sono dentro lo spogliatoio, ma se il mister stabilisce che Locatelli tira i rigori, gli altri devono essere fermati».
Riguardo al futuro di Spalletti, Tacchinardi si è mostrato ottimista pur con riserve importanti. Attualmente legato alla Juventus fino a giugno 2026, con trattative in corso per un rinnovo fino al 2027, l'allenatore toscano gode della stima dell'ex calciatore: «Ho cenato con lui, c'eravamo io, lui, Ferrara e Del Piero. Quando me ne sono andato, speravo potesse diventare l'allenatore della Juventus». Tuttavia, Tacchinardi ha posto una condizione fondamentale: «Ha tutte le qualità per riportare la Juventus ad alti livelli, ma ha bisogno di giocatori con personalità, di profondità nella rosa e di carisma. Non si può aspettare che compia miracoli senza il materiale giusto». Nelle prossime settimane sarà decisivo capire come il club torinese muoverà sul mercato per fornire a Spalletti gli strumenti richiesti, mentre la corsa al quarto posto entra nella sua fase cruciale.

