Il Napoli di Antonio Conte ha costruito una stagione caratterizzata da una ricerca costante dell'assetto tattico perfetto, con Rasmus Hojlund fermo come punto di riferimento offensivo mentre tutto intorno subiva trasformazioni continue. Quella che potrebbe sembrare instabilità è stata invece una dimostrazione di intelligenza tattica, con l'allenatore che ha saputo adattarsi alle difficoltà trasformandole in opportunità di crescita.

L'avventura è iniziata con il modulo 4-1-4-1, disegnato per far convivere i talenti del centrocampo dopo l'arrivo di De Bruyne. In questo schema, il belga occupava una posizione centrale accanto ad Anguissa, mentre Politano agiva sulla destra e McTominay fungeva da esterno sinistro. La regia di Lobotka garantiva ordine e solidità. Era il primo esperimento di un Napoli con quattro giocatori offensivi alle spalle della punta centrale, uno schema che avrebbe dovuto garantire densità e capacità di pressione.

La vera svolta arriva dopo il confronto con l'Inter a fine ottobre. Conte comprende che il 4-1-4-1 necessita di ritocchi significativi e opta per il ritorno al 4-3-3 più classico, abbandonando temporaneamente De Bruyne dal ruolo centrale. Con questa formazione emerge la figura di Vergara, giocatore riscoperto dall'allenatore che diventa protagonista fondamentale durante l'inverno. Tre reti pesanti, realizzate contro Chelsea, Fiorentina e Como, portano il giovane alla ribalta nazionale. Era il periodo in cui il Napoli si aggrappava ai suoi uomini migliori, e Vergara rappresentava quella scintilla di speranza che mancava. La sua crescita si interrompe però a metà cammino, fermato da un infortunio che lo costringe ai margini.

Dopoché la sosta invernale, il Napoli sperimenta il modulo 3-4-2-1, una struttura che diventerà l'abito principale della squadra nei mesi successivi e che condurrà al successo nella Supercoppa di Riyadh contro il Bologna. Questo cambio di vestito tattico trasforma ancora una volta le gerarchie offensive. Neres emerge come protagonista, con una serie di prestazioni decisive culminate nella doppietta in finale che vale il trofeo. Il brasiliano illumina la destra del campo, mentre sulla sinistra si avvicendano Lang ed Elmas, due interpreti differenti dello stesso ruolo.

Ciò che colpisce dell'operato di Conte non è tanto l'instabilità quanto la capacità di gestire una rosa ampia e variegata, creando opportunità per profili diversi e scoprendo talenti inaspettati. L'allenatore ha dimostrato di essere un vero tattico moderno, capace di leggere le partite e reagire alle criticità con soluzioni creative. In un'epoca dove molti allenatori predicano l'immobilismo tattico, Conte ha trasformato il Napoli in un laboratorio offensivo dove nessuno è mai definitivamente escluso e dove le difficoltà stagionali si convertono in occasioni di esperimento e crescita collettiva.