Il Bologna sta attraversando uno dei momenti più bui della sua storia recente, scivolando in quella che molti osservatori definiscono una vera e propria soglia di povertà calcistica. La recente sconfitta subita allo stadio Maradona contro il Napoli non ha solo evidenziato limiti tecnici preoccupanti, ma ha anche mostrato una preoccupante carenza di spirito e di reattività agonistica all'interno del gruppo. La squadra guidata da Tedesco sembra aver smarrito completamente l'identità che l'aveva contraddistinta nelle passate stagioni, lasciando i tifosi in uno stato di profonda apprensione in vista del prossimo impegno casalingo contro il Torino. Questa sfida al Dall’Ara, programmata poco prima della sosta per le nazionali, assumerà i contorni di un vero e proprio spartiacque per valutare la tenuta del progetto tecnico e la bontà delle scelte effettuate dalla dirigenza di Saputo durante l'ultima sessione di mercato.

I dati statistici che emergono da questo inizio di stagione sono a dir poco impietosi e delineano un quadro clinico allarmante per la compagine rossoblù. Con sole nove vittorie e quattro pareggi a fronte di ben tredici sconfitte totalizzate nell'intero anno solare 2026, il bilancio complessivo pende pericolosamente verso il basso, segnando un'inversione di tendenza drammatica rispetto alla scorsa annata. In quel periodo, le trasferte rappresentavano il fiore all'occhiello del collettivo, capace di sfruttare gli spazi per esprimere un calcio fresco e propositivo; oggi, invece, il Bologna ha già collezionato due pesanti stop consecutivi lontano dalle mura amiche. Il misero punto raccolto finora in classifica non è che la punta dell'iceberg di una crisi di risultati che mette a nudo la fragilità di un gruppo che fino a pochi mesi fa era capace di pensarsi tra le grandi del campionato.

Uno dei problemi più evidenti riguarda la fase offensiva, diventata improvvisamente asfittica e priva di soluzioni concrete per scardinare le retroguardie avversarie. Nelle prime quattro giornate di campionato, i rossoblù sono rimasti a secco di reti in ben tre occasioni, dimostrando una preoccupante incapacità di pungere e di creare pericoli reali. L'attaccante Piccoli, schierato titolare nel primo tempo contro i partenopei, è apparso come un naufrago abbandonato a se stesso, vittima di un sistema di gioco che non riesce a rifornirlo adeguatamente e che sembra aver votato la squadra al non-gol. Nemmeno i rientri degli esterni d'attacco hanno portato la scossa sperata, mentre il centrocampo, pur contando sulla fisicità di Ferguson e Pobega, fatica enormemente in fase di costruzione e di inventiva, perdendo giri col passare dei minuti.

Anche il reparto difensivo sta mostrando crepe inaspettate, soffrendo oltremodo l'esuberanza dei giovani talenti avversari che agiscono sulle corsie laterali. Se contro il Sassuolo era stato Cinquegrano a mettere in crisi la fascia presidiata da Alhassane, a Napoli è toccato a Favasuli mandare in tilt Miranda, nonostante quest'ultimo abbia mostrato qualche timido segnale di miglioramento rispetto ai compagni di reparto. La sensazione di impotenza è stata parzialmente mitigata solo da episodi isolati, come la rete annullata per fuorigioco a Theate o la conclusione finale di Mbangula, che hanno però confermato come la squadra non abbia ancora capito come, dove e con chi osare. In questo scenario di incertezza, l'unica ancora di salvezza sembra essere rappresentata dal calore del pubblico bolognese, chiamato a gran voce a rianimare un collettivo che appare esangue, in attesa che il mercato di gennaio possa offrire soluzioni che oggi appaiono lontanissime.