Giancarlo Antognoni, simbolo eterno della Fiorentina e del calcio italiano, ha rilasciato un'intervista approfondita ai microfoni della Gazzetta dello Sport, soffermandosi su uno dei profili più interessanti del panorama internazionale: Franco Mastantuono. Il giovane talento del River Plate sta attirando l'attenzione dei principali osservatori europei grazie a una classe cristallina che sembra appartenere a un'epoca passata. Antognoni, che di numeri dieci se ne intende avendo vestito quella maglia con un'eleganza inarrivabile, ha voluto analizzare le caratteristiche tecniche del ragazzo, cercando di inquadrarlo in una categoria tattica specifica che vada oltre le semplici etichette moderne, definendolo un profilo raro nel calcio di oggi.
Entrando nel vivo dell'analisi tecnica, l'ex capitano viola ha coniato una definizione suggestiva per descrivere il gioiello argentino, definendolo un vero e proprio dieci e mezzo. Secondo Antognoni, Mastantuono non è un trequartista puro nel senso classico del termine, ma possiede una capacità di incidere negli ultimi trenta metri che ricorda molto da vicino quella di Roberto Baggio. Il paragone con il Divin Codino non è affatto casuale: si riferisce alla capacità di unire la visione di gioco alla freddezza sotto porta, trasformandosi da rifinitore a finalizzatore con una naturalezza disarmante. Questa polivalenza offensiva rende il calciatore del River Plate un elemento atipico, capace di scardinare le difese avversarie con giocate individuali o passaggi illuminanti.
Non si è fermato però al solo Baggio; Antognoni ha scavato nella memoria storica del calcio per trovare altre affinità elettive con il giovane talento. Ha infatti citato figure del calibro di Manuel Rui Costa e Giancarlo De Sisti, sottolineando come in Mastantuono si intraveda quella pulizia tecnica e quella capacità di dettare i tempi della manovra che hanno reso celebri i due ex campioni. Se da Rui Costa eredita l'estetica del tocco di palla e la verticalizzazione improvvisa, da De Sisti sembra aver preso la saggezza tattica nel gestire il possesso sotto pressione. Vedere un diciassettenne mostrare tale maturità agonistica in un campionato fisico e complesso come quello argentino è un segnale inequivocabile di un potenziale fuori dal comune.
Il futuro di Mastantuono appare già segnato verso il grande salto nel calcio europeo, con club come il Real Madrid e diverse big della Serie A che monitorano costantemente i suoi progressi. Attualmente blindato dal River Plate con una clausola rescissoria che sfiora i quarantacinque milioni di euro, il ragazzo rappresenta l'ultima grande speranza della scuola argentina per quanto riguarda i fantasisti puri. In un calcio sempre più dominato dall'atletismo e dalla forza fisica, le parole di Antognoni suonano come un manifesto per la protezione del talento tecnico. La speranza degli appassionati italiani è che un profilo simile possa approdare nel nostro campionato per riportare quel pizzico di magia che i grandi numeri dieci del passato sapevano regalare ogni domenica.
L'intervento di Antognoni non è solo un elogio a un singolo giocatore, ma una riflessione più ampia sulla crisi dei ruoli creativi nel calcio contemporaneo. L'ex dirigente viola ha ribadito quanto sia fondamentale per una squadra avere un elemento capace di inventare la giocata dal nulla, specialmente contro difese chiuse e organizzate. Mastantuono incarna perfettamente questo ideale di calciatore totale che non rinuncia alla fantasia nonostante le rigide imposizioni tattiche odierne. Mentre il mercato internazionale inizia a scaldarsi attorno al suo nome, le indicazioni di una leggenda come Antognoni servono a confermare che siamo di fronte a un predestinato, pronto a scrivere pagine importanti nella storia di questo sport, seguendo le orme dei giganti che lo hanno preceduto.

















