Beppe Dossena, leggenda del Torino e campione mondiale nel 1982 da centrocampista, ha concesso un'intervista a La Gazzetta dello Sport offrendo una lettura complessiva della situazione attuale della squadra granata. Le sue considerazioni toccano aspetti tattici, manageriali e psicologici che caratterizzano il momento dei piemontesi.

Sulla qualità dell'attacco torinese, Dossena non ha dubbi: il reparto offensivo possiede tutte le caratteristiche per competere ai massimi livelli. «Davanti abbiamo una rosa molto competitiva», spiega l'ex giocatore. «L'allenatore ha la possibilità di scegliere tra diverse soluzioni tattiche, inclusa la possibilità di schierare due o addirittura tre attaccanti simultaneamente. Adams è un elemento di qualità indiscussa, Zapata sta recuperando brillantemente dalla necessità di riposo, mentre Simeone rappresenta una certezza assoluta». Secondo Dossena, il compito della squadra è ora quello di creare le condizioni affinché questi tre calciatori possano esprimere il loro potenziale massimo, costruendo il gioco attorno a loro e riducendo le fragilità difensive.

Per quanto riguarda l'avvicendamento in panchina, Dossena sottolinea come il cambio tecnico rappresenti un'occasione di "reset" generale. «Quando arriva un nuovo allenatore, si azzerano automaticamente i problemi precedenti, le tensioni e le incomprensioni», analizza. «Chi prende in mano la squadra beneficia di un terreno vergine, dove tutto sembra possibile. Nel frattempo, i calciatori che avevano avuto meno spazio trovano nuove speranze di impiego, il che eleva la qualità degli allenamenti e migliora il livello complessivo della preparazione».

Dossena pone particolare enfasi su due aspetti fondamentali della moderna gestione calcistica: la personalizzazione dell'allenamento e il mantenimento dei principi non negoziabili. «Il calcio del futuro passa attraverso programmi atletici su misura per ogni singolo giocatore», sottolinea. «Non siamo tutti uguali, e questo deve riflettersi nella preparazione. Ovviamente rimane spazio per i momenti di lavoro collettivo, ma la tendenza è verso la massima personalizzazione». Riguardo al ruolo dell'allenatore, Dossena evidenzia come la vera leadership si misuri sulla capacità di comprendere il singolo giocatore, pur mantenendo fermi alcuni cardini irrinunciabili: rispetto degli orari, comportamenti disciplinari e principi fondamentali di convivenza. «Su questi aspetti l'allenatore deve essere inflessibile», conclude Dossena. «Non appena entra in uno spogliatoio, i giocatori lo analizzano immediatamente. Sanno chi è, cosa possono aspettarsi, come comportarsi. Molti proveranno anche a testare i limiti di questa figura. Ecco perché i principi devono restare al di sopra di tutto».