Mohamed Salah lascerà il Liverpool con uno strascico di delusioni, ma almeno la memoria resterà intatta. La partita contro il Galatasaray, giocata prima dell'annuncio dell'addio, rappresenta il modo migliore per congedarsi da Anfield dopo mesi di rendimento sottotono e perdita di fiducia. In quella gara, l'ala egiziana ha ritrovato lo scintillio che l'ha resa una leggenda ai Reds: il gol caratteristico con il sinistro a giro dal vertice dell'area, l'assist per Ekitiké, il tiro pericoloso che ha portato al gol di Gravenberch. Non solo numeri, ma quella sensazione di pericolo costante che faceva vibrare l'Anfield road ogni volta che la palla arrivava al suo piede.

Ma questa è stata un'annata particolare per Salah, 33 anni e sempre più con il fiato corto fisicamente. La crisi non è arrivata per caso: il calcio, come pochi altri sport, vive di equilibri sottili e relazioni umane. La stagione è iniziata nel ricordo commosso di Diogo Jota, scomparso prima dell'inizio della competizione, e quella spalla emotiva ha pesato. Allo stesso tempo, la visione tattica di Arne Slot non sembra costruita intorno al suo profilo: due centravanti e Florian Wirtz in regia, un assetto dove Salah non trova lo spazio naturale per brillare. A dicembre, quando è stato escluso dalla sfida di Leeds (terminata 3-3), lui stesso ha rotto il silenzio nella mixed zone parlando di assenza di relazione con l'allenatore.

La frattura con lo staff tecnico rappresenta solo l'aspetto più evidente di un'era che sta finendo. Durante il suo apice con il Liverpool, Salah era parte di due ecosistemi tattici perfetti. Da una parte il tridente d'attacco con Sadio Mané e Robert Firmino, dall'altra la catena destra con Jordan Henderson e Trent Alexander-Arnold. Jürgen Klopp, nelle sue migliori qualità di manager, eccelleva proprio nel creare questi equilibri interni: Mané e Salah, pur non essendo intimi, tagliavano lo spazio con precisione chirurgica dalle fasce, lasciando libertà al centravanti. La corsia destra, con tre interpreti eterogenei che si completavano perfettamente, era un'orchestra ben accordata.

Ora il Liverpool guarda al futuro con una formazione diversa. Salah e i tifosi di Anfield avranno almeno avuto quella partita contro il Galatasaray per ricordarsi come era, come poteva essere, come rimarrà nella storia. Una consolazione piccola ma significativa per chiudere una pagina gloriosa con un ultimo bagliore di classe, prima di voltare serenamente pagina.