Quarant'anni fa, tra febbraio e luglio del 1986, nasceva una delle dinastie più dominate nella storia del calcio italiano: il Milan di Silvio Berlusconi. A raccontare quei momenti indimenticabili è Filippo Galli, storico difensore e simbolo della milanistà, che in un'intervista ripercorre i primi passi di un progetto destinato a rivoluzionare il calcio europeo.

Il debutto pubblico della nuova era rossonera fu spettacolare quanto caotico. Berlusconi organizzò una presentazione all'Arena di Milano con tanto di elicotteri, un'iniziativa rivelatasi troppo ambiziosa: le condizioni meteo costrinsero l'annullamento dello spettacolo previsto. Quel che rimase indimenticabile fu l'atmosfera elettrizzante, con migliaia di tifosi accorsi per accogliere la nuova squadra. «C'era molta gente, cori, slogan», ricorda Galli. «Il presidente voleva stupire e ci riuscì, anche se qualcuno di noi era un po' spaventato dalla confusione».

Dal primo momento, Berlusconi trasmise una visione cristallina della missione rossonera: non era ammesso il secondo posto. Durante il ritiro ad Arcore, il presidente fu netto nei confronti della squadra: «Guardate solo al Milan. Questa squadra è condannata a vincere». Un'affermazione supportata da scelte concrete, dalla ricerca mediatica alla gestione dei dettagli, persino nell'alimentazione dei giocatori. Berlusconi spinse il progetto anche tramite un'assicurazione da 50 miliardi di lire, simbolo dell'impegno economico senza precedenti.

Fu proprio durante il Trofeo Gamper a Barcellona che i dirigenti rossoneri scoprirono un talento grezzo destinato a diventare leggenda: Ruud Gullit. Berlusconi lo indicò come l'uomo perfetto per il Milan, anche se il suo ingaggio avvenne solo l'anno successivo. Diversa la storia di Marco Van Basten: già da tempo oggetto di corteggiamento, il suo trasferimento venne discusso nella stessa cena della villa del presidente. Quando l'allenatore Kalle Rummenigge avanzò dubbi sulla necessità di acquistare molti campioni, Berlusconi replicò con sicurezza: «Gli ho detto: caro Kalle, aspetta e vedrai». Una promessa che si avverò pienamente.

Il primo anno si rivelò comunque impegnativo, con la squadra che si piazzò quinta in campionato e dovette affrontare lo spareggio contro la Sampdoria a Torino per accedere alle coppe europee. Con Arrigo Sacchi in panchina (dopo l'esonero di Liedholm), il Milan superò l'ostacolo grazie a una rete di Massaro nei supplementari. Una scelta, quella di Sacchi, considerata una vera scommessa poiché proveniva dalla Serie B, eppure clamorosamente felice.

L'anno successivo, la costruzione iniziata nel 1986 produsse i suoi primi frutti significativi con la conquista dello scudetto, segnando l'inizio di un'era di dominio che avrebbe caratterizzato il calcio europeo nei decenni a venire.