L'Inter si ritrova di fronte a una realtà scomoda che non può più essere ignorata. La squadra nerazzurra, reduce dall'eliminazione dalla Champions League per mano del Bodo Glimt, ha iniziato a perdere colpi proprio quando avrebbe dovuto trovare maggiore continuità. Il problema: da quattro partite consecutive non arriva una vittoria. L'ultimo successo risale al 28 febbraio, quando i nerazzurri hanno battuto il Genoa per 2-0. Da quel momento, solo una sconfitta nel derby e due pareggi contro Atalanta e Fiorentina, entrambi arrivati dopo che l'Inter era passata in vantaggio.
Il paradosso è stridente: la squadra di Simone Inzaghi ha cominciato a rallentare proprio dopo essersi liberata del carico del doppio impegno europeo. Secondo i teorici, il calendario fitto dovrebbe pesare soprattutto dal punto di vista fisico. Ma a Milano sembra che sia accaduto l'opposto. Forse la pressione mentale di dover vincere, quella sì, ha prosciugato le energie psicologiche di un gruppo abituato a dominare. Con ancora otto giornate da giocare, il vantaggio sulla concorrenza rimane importante: sei punti sul Milan e sette sul Napoli. Numeri che potrebbero tranquillizzare, se non fosse che il trend attuale non lascia spazio a illusioni.
Beppe Marotta non ha potuto fare altro che ammettere il disagio del momento, parlando apertamente di un'involuzione della squadra. Ha cercato di coniugare l'esigenza di rassicurare l'ambiente e l'allenatore con l'onestà intellettuale di non negare la realtà. Il nodo cruciale si chiama Lautaro Martinez. Il capitano nerazzurro, non soltanto capocannoniere ma autentico leader dello spogliatoio, è assente dal 18 febbraio quando fu sconfitto proprio dal Bodo Glimt per 3-1. Senza il suo carisma e la sua capacità di trascinare i compagni, l'Inter sembra smarrita. Barella non offre sufficiente consistenza, Thuram non riesce a ritrovarsi, Calhanoglu è appena rientrato e nemmeno Dimarco, trascinatore della stagione, è riuscito finora a colmare il vuoto lasciato dall'assenza del capitano.
La stoffa del grande leader non è qualcosa che si può insegnare o improvvisare. È innata, come il coraggio di manzoniana memoria. Lautaro ce l'ha, e il suo ritorno in campo dopo gli impegni con la Nazionale potrebbe rappresentare il punto di svolta. Accanto a lui, però, l'Inter potrà contare su un'altra figura che non conosce il timore: Pio Esposito. A soli vent'anni, il giovane nerazzurro ha attirato l'attenzione anche della stampa internazionale, con il Guardian che ha evidenziato come sia «l'unico dell'Inter che non ha paura». Una frase che dice più di mille analisi tattiche sulla fragilità psicologica che sta pervadendo il gruppo in questi giorni cruciali della stagione.









