Un dribbling secco, uno spostamento di peso, il corpo che inganna l'avversario e via. È una gaietta che contraddistingue Estevao ormai da anni, racchiudendo in pochi istanti una storia di determinazione e talento straordinario. La prima volta è accaduta su un campo di terra battuta, a oltre 400 chilometri da San Paolo, nella città di Franca, quando il piccolo aveva soltanto tre anni.

Suo padre Ivo Goncalves, ex portiere di una squadra locale, lo portò in una scuola calcio locale per iniziare la sua avventura. Il problema: il programma accettava solo bambini dai cinque anni. Serginho, il proprietario della struttura, decise comunque di dare una chance a quel ragazzino: decisione che avrebbe cambiato il calcio. "Quando Estevao ha iniziato a toccare il pallone è stato straordinario, non era normale," ha raccontato Serginho alla BBC Sport. "Aveva già una padronanza incredibile del pallone, una capacità di correre con il piede che ancora oggi lo contraddistingue. Ho guardato il mio socio e gli ho detto: guarda cosa ci è caduto tra le mani."

Dalla giovane età, il talento brasiliano ha stupito e anche intimidito gli avversari. I genitori degli altri bambini chiedevano ai tecnici di toglierlo dal campo perché troppo superiore: così Estevao è stato spostato progressivamente in categorie superiori, dove però continuava a brillare. Juninho, uno dei suoi primi allenatori, ricorda bene quei momenti: "Era talmente avanti che dovevamo alzargli l'età di gioco per non mortificare gli altri."

La perfezione è sempre stata il suo marchio di fabbrica, alimentato dal padre che lo spingeva negli allenamenti a ripetere i gesti tecnici fino al risultato desiderato. Ivo gli appendeva un bavaglino in alto nella porta e lo sfidava: cinque tiri per colpirlo, e Estevao non se ne andava finché non ce la faceva. Il terrao, il campo di terra dove si era sviluppato calcisticamente, gli insegnò velocità di decisione e controllo millimetrico del pallone. Ma il primo vero "difensore" della sua carriera fu inaspettato: un Rottweiler che lo sfidava durante le sessioni di gioco. "Cercava di rubargli il pallone, e lui continuava a dribblare," racconta Serginho. "Provate voi a giocare con un cane - vi prende il pallone immediatamente."

Ora, a 18 anni, il Chelsea ha accolto questo fenomeno a Stamford Bridge nella scorsa estate, segnando quello che molti vedono come un trasferimento strategico importante per il club inglese. Il percorso dalla periferia brasiliana ai palcoscenici più prestigiosi d'Europa rappresenta il coronamento di una storia scritta con sudore, dedizione familiare e una dose di istinto calcistico fuori dal comune.