Maurizio Sarri ha rinunciato ai suoi principi calcistici per salvare la stagione della Lazio. L'allenatore toscano, da sempre promotore di un gioco basato sul possesso palla e sul pressing alto, ha virato verso una strategia completamente opposta: difesa ordinata, linee strette e ripartenze devastanti. Una trasformazione dettata dall'emergenza infortuni che ha decapitato il centrocampo biancoceleste, ma che sta producendo risultati insospettati.

Nelle ultime due giornate, Sarri ha "incartato" gli avversari proprio dove meno se l'aspettavano. Massimiliano Allegri, dopo la sconfitta dell'Olimpico, ha ammesso candidamente di aver subito nove ripartenze nel primo tempo, il numero più alto della stagione della Juventus. Vincenzo Italiano ha invece visto il suo Bologna crollare dopo il 70esimo minuto, quando gli spazi si sono aperti e la Lazio ha calato il tris con i cambi offensivi (Noslin, Cancellieri e Dia). Prima ancora, il Sassuolo era stato sorpreso già al primo minuto con un contropiede da rimessa laterale. Tre vittorie consecutive rappresentano un traguardo che la squadra non raggiungeva da un anno intero.

La chiave di questa metamorfosi tattica risiede negli adattamenti intelligenti di Sarri. Con la perdita di Rovella e i problemi muscolari di Cataldi, lo spagnolo Patric è stato reinventato come regista davanti alla difesa: non un costruttore di gioco, ma una diga capace di schermare e bloccare le linee di passaggio avversarie, sul modello di quello che era Senad Lujic. Accanto a lui, Tavares e Dele-Bashiru (nonostante qualche sbavatura) garantiscono quella gamba e quella velocità di cui ha bisogno la ripartenza. Matías Vecino funziona da mezzala d'inserimento, pronto a sfruttare i varchi che si aprono in avanti.

La risalita della Lazio passa quindi da una doppia rivoluzione: mentale e tattica. Dopo la gara col Torino, Sarri ha radunato il gruppo e ha dettato un nuovo diktat. Addio alla Lazio spettacolare e propositiva, benvenuta a una Lazio pragmatica e cinica. Non è il calcio che piace ai puristi, ma è quello che funziona. Lo stesso allenatore sa che si tratta di una soluzione d'emergenza per questa stagione tormentata dagli infortuni che ha privato la squadra di Zaccagni, Basic, Rovella, Provedel e più recentemente Gila. Tuttavia, chi sa che questa esperienza non diventi un'opzione permanente nel suo repertorio tattico, una freccia ulteriore all'arco di un maestro che sta dimostrando ancora una volta di saper leggere le partite e adattarsi alle circostanze.