La finale di Coppa di Lega disputata a Wembley domenica scorsa ha offerto l'ennesima conferma di quanto Bernardo Silva sia un giocatore straordinario, soprattutto in un momento cruciale: il capitano del Manchester City vive con ogni probabilità la sua ultima stagione in maglia Citizens, con il contratto in scadenza al termine della campagna.
Negli ultimi mesi della stagione calcistica emerge sempre il dibattito su chi meriti i riconoscimenti individuali: bisogna far parte di una squadra vincente o conta più l'importanza del giocatore nel progetto, indipendentemente dai risultati della squadra? La discussione sui candidati al Pallone d'Oro tiene banco, proprio come l'eventuale candidatura di giocatori dell'Arsenal nel caso in cui i Gunners dovessero vincere il campionato o la Champions League. Eppure, chi ha visto Silva dominare insieme a Rodri contro l'Arsenal domenica ha capito subito di fronte a quale calibro di giocatore si trovasse.
I numeri, in realtà, raccontano una storia incompleta. Quest'anno il centrocampista portoghese ha collezionato 42 presenze tra tutte le competizioni, con un bottino di soli 3 gol e 5 assist, cifre che potrebbero sembrare modeste se non fosse per i 12 cartellini gialli e un'espulsione. Ma le statistiche tradizionali nascondono la vera essenza del suo contributo. Basti pensare che quattro dei sette maggiori chilometri percorsi in una singola partita di Premier League appartengono proprio al trentunenne Silva: sono solamente in tre ad aver superato i 13 chilometri nella stessa gara, e Silva è uno di loro, insieme a Bruno Guimarães e Pascal Gross. Contro l'Arsenal è stato ovunque, impalpabile e instancabile.
Ma nemmeno la distanza coperta cattura appieno il valore di Silva. Rarissimamente cede il possesso, quasi mai spreca un passaggio corto. Insieme a Rodri ha costantemente cercato di sfondare le linee difensive avversarie, anche sulla scia dell'espulsione subita contro il Real Madrid in Champions League poco prima. È il tipo di giocatore che dona continuità e intelligenza al gioco, qualità che vanno ben oltre ciò che le statistiche riescono a misurare.
In nove stagioni con il Manchester City, il capitano ha vinto 15 trofei importanti. Considerato che questa potrebbe davvero essere la sua ultima annata in Inghilterra, la squadra sa perfettamente cosa rischierà di perdere nel momento in cui lascerà l'Etihad. Non è scontato trovare un giocatore con questa dedizione, tecnica e intelligenza tattica.

















