Il calcio giunse a Napoli dal mare, esattamente come accadde in altre città portuali italiane quali Genova, Livorno e Palermo. Furono i marinai delle navi britanniche che attraccavano nei porti meridionali a introdurre questo nuovo sport, portando con sé regole, passione e la cultura calcistica della madrepatria. Nel porto partenopeo, precisamente nella zona dei pescatori adiacente alla chiesa di Portosalvo, sorgeva il Mandracchio – una darsena ricavata dall'antico porto greco-romano – il luogo dove questi equipaggi disputavano le loro prime partite informali.

Il Mandracchio rappresenta dunque il primo vero "stadio" napoletano, bench senza strutture moderne, dove iniziò a germogliare il seme del calcio nel capoluogo campano. Qui, tra gli spazi portuali, si giocavano gli incontri amichevoli tra i diversi equipaggi delle imbarcazioni straniere, alimentando gradualmente l'interesse verso questo affascinante gioco.

I primi riscontri documentati di partite di calcio nel territorio cittadino riguardavano invece le sfide organizzate tra i membri dei circoli nautici locali. Il quotidiano Il Mattino pubblicò nel 1896 il primo resoconto ufficiale di una competizione, un articolo sobrio e poco entusiasta intitolato "Una partita di football". Il pezzo occupava soltanto 24 righe, segno che l'interesse pubblico era ancora tutt'altro che esaltante.

L'articolo descriveva uno scontro tra la Società Canottieri Italia e la Ginnastica Partenopea, disputato presso la sede di quest'ultima al Reclusorio. Due squadre da dieci giocatori ciascuno si affrontarono in una battaglia che durò più di due ore, intervallata da quattro brevi pause, con l'obiettivo di spingere il pallone nella porta avversaria attraverso prevalentemente i calci. Tra i protagonisti spiccavano i nomi di De Conciliis e dei fratelli La Manzio nella Partenopea, mentre per l'Italia emergevano Massei, Salvati e Kernot. A dirigere l'incontro erano stati chiamati Attanasio, Frasca, Pinto, Coppola e Colmann. Il risultato finale non venne nemmeno menzionato nel resoconto, sebbene l'estensione della sfida fino a quattro tempi suggerisca che si concluse in pareggio, dato che fu programmato un nuovo scontro per determinare il vincitore definitivo.

In quegli anni Napoli mostrava ancora una preferenza marcata per altre discipline sportive, che ricevevano più copertura da parte della stampa locale. La scherma, per esempio, godeva di grande prestigio come pratica legata alla vita mondana cittadina. L'Accademia napoletana di scherma, fondata nel 1861 come seconda struttura del genere in Italia, aveva già iniziato a inviare i suoi atleti alle Olimpiadi nel 1920. Anche il tiro a segno rappresentava uno sport di rilievo: la sezione napoletana dell'Unione italiana venne costituita nel 1884 con Nicola Amore, sindaco della città, come primo presidente.