La finale di Carabao Cup di domenica ha prodotto una risposta perentoria a chi pensava che Manchester City e Pep Guardiola stessero attraversando un declino inarrestabile. Negli ultimi diciotto mesi il club campione ha deluso le aspettative, alimentando teorie secondo cui la grande era sotto la guida dello stratega spagnolo potrebbe volgere al termine. Ma la vittoria ottenuta contro l'Arsenal di Mikel Arteta – suo ex pupillo – ha dimostrato il contrario. Non è stata una semplice vittoria tecnica: è stato calcio vintage guardilaniano, con il tecnico infuocato in panchina, frustrato dagli arbitri, capace di esultanze scomposte quando Nico O'Reilly ha segnato il secondo gol in una finale da favola per il giovane talento locale. Se davvero Guardiola avesse perso intensità e dedizione, la sua performance non lo dimostra. Chi continua a scrivere l'epitaffio di City e dei suoi obiettivi nel campionato farebbe bene a ricordare con chi ha a che fare.
Per l'Arsenal la sconfitta rappresenta un buco nero diverso da tutti gli altri della stagione. Sotto la guida di Arteta, i Gunners hanno dimostrato una notevole capacità di rialzarsi dopo i passi falsi in campionato: ko in Premier seguiti da serie positive, prestazioni opache in Europa compensate da reazioni autorevoli. Ma una finale persa non offre questa possibilità di riscatto immediato. L'errore del portiere Kepa Arrizabalaga sul primo gol di City peserà come un macigno, anche se sappiamo già che il suo sostituto David Raya rappresenterà un upgrade evidente. Ciò che più preoccupa è la prestazione complessivamente sterile messa in campo dall'Arsenal, ben lontana dalle aspettative. Per Arteta e i suoi uomini questa è la prova più delicata finora: serve una risposta di carattere dopo la pausa internazionale.
Al di là dei riflettori della finale, il weekend di Premier League ha regalato spunti interessanti. A Nottingham Forest, stagione deludente nel complesso, Ibrahim Sangaré continua a rappresentare una certezza. Il centrocampista ivoriano, 28 anni, si trova in una forma fisica invidiabile nonostante l'assenza per la Coppa d'Africa. Ha già accumulato più presenze di entrambe le precedenti stagioni in Inghilterra. La sua intesa con Elliot Anderson funziona alla perfezione: Sangaré funge da schermo difensivo, legge il gioco, distribuisce il pallone con intelligenza, permettendo al compagno di andare in avanti alla ricerca dell'azione. Una dinamica che ha neutralizzato completamente gli attacchi dell'Arsenal, rendendo quasi invisibile Dominic Solanke e il subentrato Xavi Simons.
La stagione inglese continua a regalare narrative affascinanti. Il calcio di Manchester City testimonia che nelle grandi squadre, i cicli possono rinnovarsi in tempi rapidi, soprattutto con dirigenti di livello mondiale. L'Arsenal, pur rimanendo una costruzione solida e ambiziosa, ha dimostrato che il cammino verso il titolo è ancora irto di ostacoli. E mentre Guardiola celebra il suo ennesimo trofeo, il resto della Premier League deve guardarsi le spalle: con questo uomo in panchina, City resta sempre pericolosa.

















