La partita tra Fiorentina e Inter, conclusasi con un pareggio per 1-1 nel posticipo domenicale della Serie A, alimenta ulteriormente il dibattito sugli arbitraggi in Italia. A finire nel mirino della critica è stato l'episodio occorso nel corso della prima frazione, quando i meneghini conducevano per 1-0. Un cross dalla destra battuto da Denzel Dumfries ha attraversato l'area viola senza essere toccato né da Pio Esposito che da Luca Ranieri. Nel tentativo di intercettare la sfera, Marin Pongracic l'ha colpita con il braccio: l'arbitro Andrea Colombo non ha comunque ritenuto corrette le condizioni per fischiare il rigore.
Nel corso dei commenti post-partita, una schiera di esperti arbitrali ha contestato apertamente la scelta del direttore di gara. Graziano Cesari, storico ex arbiter, ha sottolineato su Pressing come il cross provenisse da una distanza considerevole e come il braccio del difensore croato fosse notevolmente esteso, con la conseguenza che il pallone avrebbe potuto raggiungere l'attaccante francese dell'Inter Marcus Thuram. Cesari ha inoltre aggiunto, non senza un velo di sarcasmo, che con buona probabilità l'Associazione Italiana Arbitri comunicherà successivamente che la decisione era corretta.
Sulla medesima lunghezza d'onda si è posizionato Mauro Bergonzi, altro ex direttore di gara interpellato dalla Domenica Sportiva. Bergonzi ha rilevato come Pongracic avesse intentato a toccare il pallone proprio con il braccio destro, allargandolo visibilmente dalla propria posizione naturale per cercare il contatto: caratteristiche, secondo l'ex arbitro, che renderebbero il fallo meritevole di punizione dal dischetto.
Ancora più scettico appare il giornalista Fabio Caressa, il quale ha evidenziato nel corso del dibattito su Sky Calcio Club come il sistema attuale crei molteplici ambiguità nell'interpretazione dei tocchi di mano. Caressa ha sottolineato che il pallone avrebbe certamente raggiunto Thuram qualora Pongracic non lo avesse intercettato, ma ha anche manifestato una sempre maggiore frustrazione verso l'intera normativa, dichiarando di non riuscire più a comprendere le logiche che guidano le decisioni in materia, poiché contraddittorie e mutevoli.
L'accaduto al Franchi apre dunque nuovamente il vaso di Pandora relativo alla gestione della VAR e all'uniformità degli arbitraggi nel nostro campionato. Rimane centrale il quesito sulla coerenza applicativa della norma e sulla necessità di maggior chiarezza interpretativa da parte dell'organo arbitrale italiano.





