L'insediamento di Enzo Maresca sulla panchina del Manchester City segna l'inizio di una nuova era dopo il leggendario decennio firmato da Pep Guardiola. Nonostante l'ombra del suo mentore sia imponente, il tecnico italiano ha già iniziato a mostrare una propria identità tattica ben definita durante le prime uscite stagionali della squadra. Sebbene molti osservatori vedano in lui una naturale continuazione del lavoro precedente, Maresca sta introducendo sfumature personali che mirano a evolvere ulteriormente il sistema di gioco dei campioni d'Inghilterra, cercando di bilanciare una solidità difensiva ferrea con una manovra offensiva ancora più strutturata e meno fluida rispetto al passato recente.
Il cuore della filosofia di Maresca risiede nel gioco di posizione, un concetto che condivide profondamente con Guardiola ma che interpreta con un rigore metodico quasi scientifico. Come spiegato storicamente da Domenec Torrent, storico collaboratore di Pep, il gioco di posizione consiste nel "sapersi collocare in relazione ai compagni sul campo quando si ha il possesso, mantenendo la posizione corretta per poter continuare a pressare immediatamente nel momento in cui si perde il pallone". Durante la recente sfida amichevole contro l'Inter, il City di Maresca ha dominato il campo con un possesso palla del 64%, dimostrando come l'obiettivo primario resti quello di tenere la sfera il più lontano possibile dalla propria porta, costringendo gli avversari in una fase difensiva costante e logorante.
Un elemento fondamentale che accomuna i due tecnici è la gestione della cosiddetta difesa preventiva, nota anche come "rest defence". Maresca esige che, durante la fase d'attacco, almeno quattro o cinque giocatori rimangano stabilmente dietro la linea del pallone per neutralizzare sul nascere ogni tentativo di contropiede avversario. Solitamente, questo blocco di sicurezza è composto dai tre difensori centrali e dai mediani di rottura che stazionano davanti alla difesa. Questa disposizione permette alla squadra di mantenere un equilibrio costante, evitando di scoprirsi eccessivamente mentre cerca di scardinare le difese chiuse, un aspetto che è stato il marchio di fabbrica dei successi del City negli ultimi anni in Premier League e in Europa.
Le divergenze più marcate emergono però nella struttura dinamica del modulo, dove Maresca predilige un assetto 3-2-2-3 molto rigido, una configurazione che aveva già sperimentato con successo durante la sua precedente esperienza alla guida del Chelsea. In questa disposizione, i tre difensori della prima linea devono essere abili non solo in fase di marcatura, ma soprattutto nella costruzione dal basso, garantendo la copertura dell'intera ampiezza del campo. Davanti a loro, una coppia di centrocampisti ha il compito di schermare la difesa e far progredire il gioco con rapidità. In questo contesto, abbiamo visto Tijjani Reijnders agire con maggiore libertà offensiva per supportare la manovra, mentre Mateo Kovacic si è stabilito come perno centrale davanti alla difesa, offrendo protezione e geometrie precise.
Un pilastro insostituibile del sistema di Maresca è rappresentato dal ruolo degli esterni d'attacco, ai quali viene chiesto tassativamente di rimanere estremamente alti e larghi sulla fascia, resistendo alla tentazione di accentrarsi. Questa istruzione serve a dilatare il più possibile le maglie della difesa avversaria, creando spazi vitali per gli inserimenti centrali dei trequartisti. Nico Gonzalez, parlando dopo una recente e faticosa partita disputata in condizioni climatiche difficili, ha sottolineato quanto sia impegnativo mantenere tale disciplina tattica per l'intera durata del match. L'obiettivo di Maresca è chiaro: non cedere mai alla tentazione di abbandonare la propria zona di competenza, garantendo così al Manchester City una costante minaccia sulle corsie esterne che obbliga i terzini avversari a scelte difensive estremamente complicate.



